IL BENEFATTORE MANLIO CERRONI
Malagrotta, casi di tumori si indaga per omicidio colposo
Disposta anche l´acquisizione della registrazione della trasmissione Rai Report
di Marino Bisso.
Tumori e decessi sospetti denunciati da operai e residenti nell´area della discarica di Malagrotta. Sono una decina i casi finiti al centro di un´inchiesta aperta dal pm Maria Bice Barborini e dal procuratore aggiunto Achille Toro che coordina anche le indagini sul gassificatore e sulla gestione dei rifiuti nella discarica di Malagrotta. Intanto la procura ha disposto l´acquisizione della registrazione della trasmissione Rai Report dedicata al piano rifiuti nel Lazio che ha portato l´assessore Mario Di Carlo a restituire la delega sui rifiuti per le sue dichiarazioni sui rapporti di amicizia con Manlio Cerroni proprietario della discarica di Malagrotta. La nuova indagine del pm Barborini punta all´accertamento degli eventuali danni causati alla salute dei cittadini riconducibili all´area di Malagrotta sulla quale gravano sia il sito della discarica più grande d´Europa, che copre una superficie di 160 ettari, sia le Raffinerie che ad altri depositi di gas e carburante. I reati ipotizzati vanno dalle lesioni gravi fino all´omicidio colposo. Gli accertamenti sono stati affidati ai carabinieri dei Nas e del Noe. E presto potrebbero arrivare nuove denunce. L´avvocato Francesca Fragale del comitato "Giardini del Pescaccio" annuncia un nuovo esposto: «Stiamo preparando un dossier su alcuni decessi, in particolare su quelle di un 30enne e di un 50enne, per chiedere alla magistratura di verificare se possano essere ricondotti all´inquinamento dell´area di Malagrotta».Intanto entrano nel vivo le indagini sulle autorizzazioni sul gassificatore e le varie proroghe allo smaltimento dei rifiuti a Malagrotta nonostante i dati dell´Arpa allarmanti sull´inquinamento delle falde acquifere. Ora la procura dovrà esaminare tutta la documentazione acquisita in Regione. Tra le questioni critiche c´è il serbatoio di ossigeno risultato fuori legge in base alla legge Seveso. «Dalla relazione tecnica inviata dalla Giovi il 1° luglio 2008 risulta che il serbatoio di ossigeno (già carico e operante) avrà la capacità di 200 metri cubi. La società conferma tuttavia che non conterrà più di 160 tonnellate - contestano i carabinieri del Noe - Risulta invece dalle certificazioni e da un rapido calcolo che il serbatoio è capace di uno stoccaggio di 228 tonnellate e pertanto rientra nelle normative relative al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti». Ma non solo.
«Il consulente della Giovi-Colari ha dichiarato che il serbatoio sarà sostituito il 30 settembre con un altro di 50 tonnellate e successivamente con un altro ancora di 160 tonnellate - annotano gli investigatori - La situazione riscontrata suscita perplessità sul piano operativo, procedurale e della sicurezza. Secondo la normativa, in caso di modifiche che comportino una alterazione delle condizioni di sicurezza anti-incendio, vi è l´obbligo di avviare nuovamente l´iter, con presentazione del progetto e parere di conformità essendo la zona contornata da aziende a rischio di incidente rilevante».
(25 novembre 2008)
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TRAGEDIA ANNUNCIATA
Stava giocando con tre coetanei nel parco quando all'improvviso un albero gli è caduto addosso schiacciandolo, davanti agli occhi del padre. É accaduto ieri pomeriggio in via Lucio Mario Perpetuo, angolo via Marco Decumio, nel quartiere Tuscolano, durante il violento nubifragio che si è abbattuto sulla capitale.
Secondo i primi accertamenti medici Nicolò sarebbe deceduto a causa delle numerose fratture riportate alle vertebre cervicali. Sul suo capo sono state riscontrate anche diverse ferite lacero contuse. «Secondo i vigili del fuoco, l'albero, alto circa 12 metri, si sarebbe spiantato a causa della tromba d'aria e delle forti piogge che negli ultimi giorni hanno reso molle il terreno», ha affermato il presidente del X Municipio, Sandro Medici, recatosi sul luogo della tragedia.
«Abbiamo sempre giocato insieme da quando avevamo 10 anni: Nicolò era un ragazzo semplice, allegro, amava moltissimo il pallone, era un grande tifoso della Roma». Così, lo ricordano, gli amici di Nicolò Blois. «Sabato abbiamo giocato con lui l'ultima partita di calcio», hanno detto.
«Ero stato nel parco pochi minuti prima della tragedia e gli avevo detto di tornare a casa perché stava per arrivare un nubifragio», ha detto il padre tra le lacrime. «Era un angelo, la mascotte del Quadraro, il suo quartiere - ha raccontato la nonna Enrica - Certe cose non dovrebbero accadere». Tristezza ma anche rabbia tra gli abitanti della zona. «Sono 50 anni che abito qui e non è la prima volta che a causa di forti piogge cadono gli alberi di questa strada, piante ad alto fusto che sono quasi tutte malate e non vengono potati quasi mai», dice più di un cittadino arrivato sul luogo della tragedia. Anche il sindaco Alemanno, informato della tragedia, si è recato all'ospedale Vannini. Giunto al pronto soccorso del nosocomio, il primo cittadino ha stretto la mano ai familiari e ha espresso loro il proprio cordoglio. «Si tratta di un'enorme tragedia, faremo tutti gli accertamenti del caso per capire cosa sia successo», ha detto Alemanno. Un minuto di silenzio per Nicolò, richiesto da Alessandra Mussolini, è stato rispettato anche alla Camera dei Deputati.
In merito alla caduta dell'albero, alcune fonti del Campidoglio hanno chiarito come la pianta non fosse né malata, né secca. Proprio in questi giorni - dicono ancora dal Comune - l'ufficio giardini era all'opera per la ricognizione degli alberi della capitale colpiti dai temporali degli ultimi giorni. Intanto la procura di Roma ha disposto accertamenti per stabilire con certezza le cause che hanno determinato lo sradicamento dell'albero. A collaborare all'indagine sarà anche un collegio di agronomi che dovranno chiarire i motivi che hanno causato la caduta del pioppo di 12 metri.
Per questo motivo, domani, è previsto un sopralluogo nella zona colpita dalla tromba d'aria e dal nubifragio. Gli esperti dovranno stabilire, in sostanza, se l'albero fosse malato e pericolante o se la violenza della tromba d'aria possa essere stata l'unica causa della caduta. E il presidente del Codacons Carlo Rienzi ha chiesto «alla procura di Roma di indagare per concorso in omicidio colposo, in particolare la magistratura dovrà accertare se il Servizio giardini del Comune di Roma aveva verificato lo stato degli alberi nel quartiere teatro della tragedia negli ultimi mesi. Se vi siano eventuali omissioni o negligenze e le relative responsabilità che hanno contribuito alla caduta dell'albero e al conseguente decesso del ragazzo».
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"24H DI ROMA IN MOUNTAIN BIKE" AL PARCO DEGLI ACQUEDOTTI
La 24 ore di Roma è un evento sportivo/ludico musical/gastronomico consistente in una staffetta in mountain bike. Hanno partecipato squadre suddivise in 4 o 8 componenti, tandem, da soli nell'apposita categoria "UNICO" e da quest'anno la categoria Monociclo.
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P.U.P. IN VIALE S. G. BOSCO
Questa immagine ripresa sempre dal satellite (sotto) si può ingrandire cliccandoci sopra e ruotando la rotellina del mouse molto lentamente, oppure trascinarla tenendo il pulsante sinistro del mouse premuto. Cliccando sulle doppie freccette di fianco alla scritta ibrida, sarà di più facile osservazione. A Voi la conclusione!
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ROMA SPENDE 9MILA EURO PER OGNI BAMBINO ROM
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TRAGEDIA ANNUNCIATA!
Li hanno trovati coperti di feriteAgenti nel parco di via Lemonia (foto M. Proto) ROMA - I due clochard litigavano spesso. Più volte la gente del Tuscolano li aveva sentiti scambiarsi minacce. Eric, il polacco, presenza «storica» del quartiere, non sopportava che l'altro, un romeno arrivato da poco, gli rubasse il «suo» spazio, e ogni tanto anche i soldi delle elemosine. Ma nessuno poteva immaginare come sarebbe andata a finire, e cioè che i due si sarebbero uccisi a vicenda. Li hanno trovati cadaveri questa mattina, al parco di via Lemonia, nel quartiere Tuscolano, a Roma. A scoprirli un passante che, alle 5 del mattino, ha notato un corpo nel parco. Ha chiamato il 118: gli infermieri hanno solo potuto constatare che l'uomo era già morto. A quel punto è intervenuto il 113 e gli agenti hanno trovato, poco distante dalla prima vittima, il secondo corpo privo di vita. I due cadaveri recavano profonde ferite da corpo contundente su più parti del corpo: ematomi sul viso, sulla testa, mandibola fratturata.
IL MASSACRO - Gli agenti della polizia scientifica hanno trovato, vicino ai due corpi, diversi oggetti che potrebbero essere stati utilizzati da entrambi per colpire. Sugli oggetti, sequestrati, verranno eseguite analisi scientifiche; sono già state disposte le autopsie su entrambi i cadaveri. I due, rispettivamente di 30 e 40 anni circa, litigavano spesso e più volte si erano minacciati di morte a vicenda, secondo quanto riferito agli investigatori della Squadra mobile da alcuni testimoni e sbandati del quartiere, ascoltati nel corso della mattinata. I testimoni hanno raccontato inoltre agli investigatori che i due chochard vivevano da tempo di stenti nella zona del Prenestino. Chiedevano l'elemosina e facevano entrambi pesante uso di alcolici.
IPOTESI TERZO UOMO - Probabilmente una delle due vittime Eric, il polacco, di circa 30 anni, non accettava il fatto che l'altro barbone, un romeno arrivato da poco, condividesse quella fetta di parco che lui si era conquistato già da anni. Tra l'altro, raccontano alcuni testimoni, il barbone romeno, non ancora identificato dalla polizia, girava sempre con uno o due connazionali. Probabilmente anche la scorsa notte non era solo, anche se è presto per dire se alla lite abbiano partecipato più persone. Non è escluso ma non è neanche certo. Lo potranno chiarire i risultati degli esami ematici che saranno effettuati sulle tracce di sangue trovate accanto ai due morti. Gli investigatori della mobile hanno infatti stabilito che il barbone romeno spesso, in passato, avrebbe rubato i soldi dell' elemosina che Eric racimolava durante la giornata.
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IL NOSTRO AMICO “PARCO DEGLI ACQUEDOTTI”
Nel nostro quartiere abbiamo la fortuna di avere uno dei parchi più belli al mondo, soprattutto dal punto di vista storico. Il Parco degli Acquedotti fa parte del Parco Regionale dell’Appia Antica cinto tra i quartieri dell’Appio Claudio, Cinecittà., via delle Capannelle e la via ferroviaria Roma-Cassino-Napoli, per una estensione di circa 15 Ettari. Viene percorso da ben sette acquedotti di epoca romana e papale, in elevazione e sotterranei, che rifornivano l’antica Roma facendola divenire “La Regina aquarum”. Anio Vetus
(sotterraneo), Tepula, Marcia, Iulia e Felice (sovrapposti), Claudia e Anio Novus (sovrapposti) rappresentano un tratto di campagna romana che originariamente si estendeva ininterrottamente tra Roma e i Colli Albani. Così scrisse Plinio il Vecchio: "Chi vorrà considerare con attenzione la quantità delle acque di uso pubblico per le terme, le piscine, le fontane, le case, i giardini suburbani, le ville; la distanza da cui l'acqua viene, i condotti che sono stati costruiti, i monti che sono stati perforati, le valli che sono state superate, dovrà riconoscere che nulla in tutto il mondo è mai esistito di più
meraviglioso". Queste opere di elevatissima fattura storico/ingegneristica, non sono inferiori al colosseo, ma haimè per loro sfortuna non risiedono nel centro storico, per cui non possono godere dell’attenzione che meritano da parte dei nostri governanti, che come dice giustamente Beppe Grillo “sono semplicemente nostri dipendenti”, ma vista la loro inossidabile inefficienza, converrebbe metterli sotto contratto ad obiettivo, “obiettivo non raggiunto fattura non pagata!”. Le foto sopra
descrivono meglio di qualsiasi parola lo stato di abbandono di questo stupefacente parco. Chiediamo che vengano fatti al più presto interventi di manutenzione straordinaria per riqualificare questa area e dare finalmente a questo parco il giusto decoro.
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CASA? SE NON SEI ROM NON NE HAI DIRITTO!
Blitz di esponenti e simpatizzanti della Lega Nord, poco dopo l'alba, a Mestre (Venezia) per bloccare i lavori di costruzione di un campo nomadi finanziato dal Comune con 2,8 mln di euro. Alla manifestazione - secondo quanto riferito dagli organizzatori - hanno partecipato alcune decine di persone; alcuni di loro si sono incatenati per impedire l'avvio dei lavori che, già previsti per i giorni scorsi, stanno subendo dei rinvii. Oltre agli esponenti del Carroccio, sono presenti i rappresentati del comitato di cittadini contrario alla costruzione del campo, che è destinato a una comunità Sinti che da decenni vive a Mestre. Il campo nomadi prevede la costruzione di piccole casette con annessa, a ciascuna, lo spazio per parcheggiare una roulotte. "Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari - ha detto stamani il capogruppo della Lega in consiglio comunale, Alberto Mazzonetto - con questa iniziativa ha tradito i veneziani. I costi del campo incideranno sulla finanza locale e impediranno altre opere che sono prioritarie. A Venezia c'è una emergenza abitativa per almeno 2000 persone, sfrattate o prive di casa: i soldi per il campo dovevano andare a loro. Per Cacciari vengono prima i nomadi che i veneziani indigenti". Secca la replica del sindaco Cacciari: "La Lega cerca evidentemente lo scontro - afferma - ma noi andiamo avanti. Prima o poi si stancheranno". Sulla possibilità dell'uso della forza, il sindaco precisa tuttavia che sta "alla Questura decidere come muoversi, non al Comune". "E' un'iniziativa vergognosamente strumentale - prosegue Cacciari - priva di ogni fondamento". "La decisione di istituire il campo - ricorda - risale addirittura al 1997, è stata approvata da tutti i consigli comunali possibili, e la richiesta di sospensiva è stata rigettata dal Tar". Il sindaco sottolinea peraltro che le persone che si insedieranno nel campo "sono cittadini veneziani a tutti gli effetti, di seconda e terza generazione, esattamente come parte di coloro che stanno manifestando. I loro figli - conclude - vanno a scuola da anni, i genitori lavorano, regolarmente, nella raccolta del ferro. Ripeto, è una protesta totalmente strumentale".(03 giugno 2008)
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P.U.P. O NON P.U.P.?
Siamo molto preoccupati per la stabilità del suolo, visto che sotto di esso è vuoto.
Gli abitanti della zona si chiedono se i lavori effettuati per i parcheggi pertinenziali PUP (Piano Urbano Parcheggi, sostanzialmente box!) abbiano a che fare con questi accadimenti, certo che le coincidenze non aiutano a pensar diversamente.
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UN PARCO CHE NON INTERESSA A NESSUNO!
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PERCHE' NON ESTENDERE I PACS DEI PARLAMENTARI ANCHE A TUTTI GLI ALTRI CITTADINI?
Sorpresa, i parlamentari italiani - anche quelli più ligi verso i diktat del Cardinal Ruini – possono far beneficiare i loro conviventi dell’assistenza sanitaria integrativa. Però – almeno per quanto riguarda l’attuale maggioranza, la prossima si vedrà - si battono a morte per sbarrare la strada a qualunque tentativo di introdurre i Pacs per i loro elettori…Articolo di Antonio Venier
In un Paese in cui i Papa-boys e gli Atei devoti non perdono occasione per scagliarsi contro "la deriva zapaterista" e si segnano quando sentono parlare dei Pacs tra conviventi, fa scalpore apprendere che i conviventi dei senatori e dei deputati possono fruire dell’assistenza sanitaria integrativa di cui beneficiano i loro compagni parlamentari. Sono sufficienti una dichiarazione del parlamentare e tre anni di convivenza. Requisito, quest’ultimo, che non viene però richiesto se sono nati dei figli.
Questo riconoscimento – peraltro giustissimo, e ammesso anche dalle regole sull’assistenza sanitaria di altre categorie come ad esempio i giornalisti – fa a pugni con la contrarietà espressa della maggioranza degli stessi parlamentari a riconoscere analoghi diritti ai cittadini qualunque.
Le coppie italiane non sposate chiedono il riconoscimento di diritti, almeno quelli basilari, che spettano alle coppie sposate, ma si scontrano con un no deciso della maggioranza parlamentare. E’ la stessa Italia – lamentava nei giorni scorsi una lettrice del quotidiano "La Repubblica" – "che, per esempio, ha negato alla signora Adele Parrillo, compagna non sposata di uno dei 18 carabinieri uccisi a Nassiriya da un attacco kamikaze, il risarcimento che spetta ai familiari delle altre vittime. E’ la stessa Italia che nega a milioni di persone il diritto di assentarsi dal lavoro per assistere il partner che si è ammalato gravemente, oppure di continuare a vivere nell’appartamento del convivente deceduto senza il permesso dei parenti più prossimi". La stessa Italia e lo stesso Parlamento che – a maggior ragione - continuano a negare a chi ha convissuto una vita il diritto alla pensione di reversibilità del compagno defunto.
A questo punto gli ultrà cattolici che pullulano nel Parlamento dovrebbero scegliere se abolire il beneficio di cui molti illustri loro colleghi di tutti gli schieramenti riescono a fruire oppure estenderlo alle coppie conviventi dei loro elettori. Un minimo di coerenza. Non sembra di chiedere troppo.
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ACQUEDOTTI E ABBANDONATI.
“Faccio il Presidente del X Municipio da ormai sette anni – osserva il presidente del X Municipio, Sandro Medici – e posso testimoniare che non c’è mai stata una briciola di attenzione verso questo straordinario patrimonio”. Nel settembre scorso, durante un incontro-sopralluogo, alla presenza dei massimi responsabili comunali, dei vertici del Parco dell’Appia Antica e della Sovrintendenza archeologica, era stato assicurato al X Municipio un intervento immediato e un successivo investimento per il 2008. Nulla di ciò è accaduto. La stessa area per decenni occupata dagli orti abusivi, che nell’estate scorsa il Municipio si è incaricato di far sgomberare, è rimasta così come era: arida, abbandonata e desolata. “Mentre si continua nell’opera di risanamento e valorizzazione dei parchi della città storica - commenta Sandro Medici - il verde delle periferie, anche quello pregiatissimo che circonda gli antichi acquedotti romani, continua ad essere ignorato dalle politiche comunali. Invece di rilanciare un’offensiva di riqualificazione dei quartieri periferici, bisognosi come non mai di cure, servizi e progetti di sviluppo, è con un certo avvilimento – conclude Medici - che registro, al contrario, una generalizzata e ormai insopportabile politica dell’abbandono”. Abitare a Roma.net
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CHE COPPIA!
Terremoto giudiziario nell'Udeur. Sono 23 gli arresti eccellenti (4 in carcere, 19 ai domiciliari) ordinati dalla procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) tra gli esponenti campani del partito del ministro della giustizia Clemente Mastella, a cominciare da quello della moglie, Sandra Lonardo Mastella, presidente del consiglio regionale della Campania, che si trova da oggi pomeriggio ai domiciliari nella sua casa di Ceppaloni (Benevento). È accusata di tentata concussione nei confronti del direttore generale dell'ospedale di Caserta. I carabinieri hanno eseguito ordinanze di custodia in carcere nei confronti di Carlo Camilleri, consuocero dei Mastella, che si trova però in ospedale a Benevento da ieri sera; Vincenzo Lucariello, difensore civico della Regione Campania, il cui telefono cellulare «bollente» ha messo in luce l'intreccio di affari della presunta lobby; Antonello Scocca e Domenico Pianese. Provvedimento restrittivo ma con il beneficio dei domiciliari per 19 indagati: Sandra Lonardo Mastella; il sindaco di Benevento, Fausto Pepe; Carlo Banco; Erminia Florenzano; l'assessore regionale al personale Andrea Abbamonte e quello all'ambiente Luigi Nocera; Francesco Cardone, i consiglieri regionali Ferdinando Errico e Nicola Ferraro; Nino Lombardi, presidente della comunità montana del Titerno; Angelo Padovano; Francesco Zaccaro, Antonio Barbieri; Letizio Napoletano; Paolo Budetta; Cristiana Fevola e Ugo Ferrara. Interdetto dall'ufficio di giudice del Tar Campania, Ugo De Maio; da quello di vigile urbano, Luigi Treviso; da prefetto di Benevento, Giuseppe Urbano.
L'indagine è basata su intercettazioni telefoniche disposte nell'ambito di una inchiesta che portò all'arresto nel giugno dello scorso anno dell'ex direttore generale della Provincia di Caserta, Antony Acconcia e di due consiglieri provinciali con le accuse di associazione per delinquere, corruzione, concussione, turbativa d'asta e falso in atti pubblici. «Le indagini, condotte dalla procura da circa un anno, hanno preso spunto da conversazioni telefoniche relative alla gestione degli appalti e servizi pubblici nella Provincia di Caserta e hanno consentito di far luce su un tessuto di illecito radicato nell'area politica, amministrativa e giudiziaria della Campania». Così scrive la procura di Santa Maria Capua Vetere in una nota che precisa alcuni contorni dell'inchiesta.
Poco prima che le venisse notificato l'arresto Sandra Mastella aveva escluso le sue dimissioni. Il suo portavoce ha aggiunto: «È tranquilla e serena con la sua coscienza. Ha piena fiducia nella magistratura per una vicenda che non ha al centro una dazione di denaro, ma solo una diversità di giudizi intorno a nomine». Ha poi ribadito il concetto parlando di «banali contrasti» che emergerebbero dalla lettura degli atti. Quotidiano.net
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IL TAR: «ILLEGITTIME LE REQUISIZIONI DEGLI ALLOGGI»
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ROBA DA PAZZI!
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DECRETO SICUREZZA? INSUFFICIENTE!
Mi chiedo come sia possibile integrare chi considera pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare perché devono essere le donne a farlo magari prostituendosi, e non si fa scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all’accattonaggio. Parlare di integrazione per chi ha una "cultura" di questo tipo non ha senso.
«Berlusconi ha ragione a dire che il decreto è un pannicello caldo, varato sull’onda del panico e perché Veltroni temeva di veder crollare il suo castello di Roma città modello. Noi comunque siamo disponibili a votarlo, ma a tre condizioni: che preveda espulsioni effettive e coatte, e non semplici intimazioni ad andarsene come emerge oggi dal testo; che appunto, recependo integralmente la direttiva Ue, si possa espellere anche chi non ha un reddito certo e infine, perché non rimanga tutto lettera morta, in Finanziaria bisognerà aumentare sensibilmente i fondi alle forze di polizia».
Questi alcuni stralci di un’intervista della giornalista Paola Di Caro (Corriere Della Sera) all'Onorevole Gianfranco Fini, Leader di Alleanza Nazionale.
A noi sono sembrate parole più che sensate quelle dell'Onorevole G. Fini: "Chi non lavora va a casa".
Cosa c'è di scandaloso in queste parole? Nulla! Eppure molti si sono scandalizzati, forze è per questo che lo chiamano il Paese delle banane?
Se vogliamo divenire un popolo serio, dobbiamo smettere di essere sciocchi e buonisti a tutti i costi, un Paese serio non ospita fannulloni, ma persone serie che intendono integrarsi con il lavoro e non con le attività illecite.
Quello che il governo è riuscito a partorire con il Decreto, sono solo provvedimenti da adottare nei confronti dell'extracomunitario o comunitario che si rende pericoloso nel nostro Paese; pochino non vi pare? Quelli che rimangono e che non hanno un lavoro continueranno a fare quello che hanno sempre fatto o no?
Questa è una Repubblica fondata sul lavoro, bisogna regolare i flussi di immigrati in funzione delle richieste di fabbriche e aziende, non in maniera indiscriminata e fuori da ogni controllo come avvenuto finora, così facendo non si ottiene altro che facile manovalanza alla delinquenza.
Questa città è divenuta ormai una delle più pericolose al mondo, si sono spesi un sacco di soldi sul cinema, notti bianche e concerti, ma le nostre forze dell'ordine non hanno nemmeno la benzina per per uscire in strada con le vetture.
Nei Municipi, compreso il nostro che conta più di 200.000 abitanti, di notte fanno uscire una sola vettura di Vigili Urbani, e per quanto riguarda la Polizia di Stato non và molto meglio, basta ricordare le denunce della Consap (sindacato di Polizia), che accusava il governo di avergli tagliato le risorse di almeno un Miliardo di euro.
Speriamo che il buon senso prevalga su tutti, e che si riesca con l'aiuto della CDL ad apporre le modifiche necessarie al Decreto e rendere giustizia a chi in questa città vi ha investito un'intera esistenza. RingraziandoVi per l'attenzione, lasciamo sotto il link del Decreto che noi ci auguriamo si possa migliorare.
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RESTITUITECI I MARCIAPIEDI!
Guardando queste foto non sembra esserci molta attinenza con il cinema, sicuramente molta di più con mercatini nord Africani.
L'articolo 3 del Codice della Strada destina i marciapiedi ai soli pedoni, ma il Comune di Roma preferisce ignorarlo.
Forse i marciapiedi è molto più redditizio affittarli che lasciarli ai pedoni, poco importa se poi questi pedoni per camminarci dovranno mettersi in fila indiana come tanti soldatini.
E poco importa se con i passeggini le mamme per oltrepassare i banchi spesso sono costrette a camminare sulla carreggiata delle vetture, anche contromano e scavalcando le macchine in seconda fila (pericolosissimo).
Non c'è anima viva in Italia che si pone il problema della sicurezza nei marciapiedi, come se il terrorismo fosse ormai un brutto ricordo, cosa d'altri tempi.
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ALLARME SICUREZZA!
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ALTRE DUE VITE SPEZZATE DALL'INDULTO!
I due albanesi sono Artur Lleshi, 33 anni, scarcerato il 14 settembre 2006 in seguito all'indulto con numerosi precedenti per furti, rapine e anche per sequestro di persona e violenza sessuale di gruppo in seguito alla quale era stato arrestato dal commissariato di Castevolturno. In carcere anche Nai Stafa (33), residente a Marcenise (Caserta), anch'egli con numerosi precedenti e segnalato da alcuni paesi dell'area Schenghen come straniero inammissibile. Il terzo fermato dai carabinieri e' G.B.A. (20) romeno che sarebbe stato l'anello di collegamento. I tre sono accusati, tra l'altro, di omicidio volontario aggravato. Il fermo e' arrivato dopo meno di due settimane dall'efferato omicidio dei coniugi Pelliciardi, barbaramente seviziati e poi uccisi, grazie a un lavoro di intelligence che ha visto i carabinieri, coordinati dalla procura trevigiana, usare i piu' sofisticati sistemi di indagine. Gli indagati sono stati rintracciati in punti diversi del Veneto. Il romeno fermato per l'omicidio dei coniugi Pelliciardi avvenuto il 21 agosto a Gorgo al Monticano (Treviso) avrebbe confessato le proprie responsabilita' indicando i nomi dei due presunti complici albanesi. Il massacro di Guido e Lucia Pellicciardi, aveva portato agli assassini un magro guadagno: solo i pochi risparmi delle vittime e la tessera bancomat che i feroci assalitori avevano tentato immediatamente di usare poco lontano dal luogo dell'eccidio facendosi anche riprendere dalle telecamere. I coniugi Guido Pelliciardi, 68 anni, e Lucia Comin (62), erano stati trovati uccisi il 21 agosto scorso nella dependance della villa di cui erano custodi a Gorgo al Monticano (Treviso) da una guardia giurata che stava effettuando un controllo. L'esame autoptico aveva messo in evidenza che le due vittime erano state orribilmente seviziate nel corso di quello che era stato indicato come un infruttuoso tentativo di rapina. In particolare, l'uomo era stato legato e percosso ed era stato costretto ad assistere alle sevizie che i rapinatori ed assassini avevano fatto alla moglie nel tentativo, probabilmente, di farsi consegnare le chiavi della villa di cui erano custodi, ma che non avevano. Le due vittime erano poi state finite a colpi di spranga e in un modo cosi' crudele che il procuratore capo Antonio Fojadelli aveva parlato di "incredibile efferatezza". Le indagini - da subito serrate - avevano portato i carabinieri a seguire piu' piste ma nell'ultima settimana, come sottolineato dal Procuratore generale Ennio Fortuna, e' diventata pressoche' una certezza la pista della rapina. Per giungere ad un esito favorevole - secondo il Pg Fortuna - era necessario mettere assieme una serie di elementi acquisiti nel corso delle indagini tra cui, molto probabilmente, l'origine di alcune tracce ematiche e il tentato utilizzo del bancomat della donna poco lontano dal luogo del duplice omicidio.
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