TRAGEDIA ANNUNCIATA!
Li hanno trovati coperti di feriteAgenti nel parco di via Lemonia (foto M. Proto) ROMA - I due clochard litigavano spesso. Più volte la gente del Tuscolano li aveva sentiti scambiarsi minacce. Eric, il polacco, presenza «storica» del quartiere, non sopportava che l'altro, un romeno arrivato da poco, gli rubasse il «suo» spazio, e ogni tanto anche i soldi delle elemosine. Ma nessuno poteva immaginare come sarebbe andata a finire, e cioè che i due si sarebbero uccisi a vicenda. Li hanno trovati cadaveri questa mattina, al parco di via Lemonia, nel quartiere Tuscolano, a Roma. A scoprirli un passante che, alle 5 del mattino, ha notato un corpo nel parco. Ha chiamato il 118: gli infermieri hanno solo potuto constatare che l'uomo era già morto. A quel punto è intervenuto il 113 e gli agenti hanno trovato, poco distante dalla prima vittima, il secondo corpo privo di vita. I due cadaveri recavano profonde ferite da corpo contundente su più parti del corpo: ematomi sul viso, sulla testa, mandibola fratturata.
IL MASSACRO - Gli agenti della polizia scientifica hanno trovato, vicino ai due corpi, diversi oggetti che potrebbero essere stati utilizzati da entrambi per colpire. Sugli oggetti, sequestrati, verranno eseguite analisi scientifiche; sono già state disposte le autopsie su entrambi i cadaveri. I due, rispettivamente di 30 e 40 anni circa, litigavano spesso e più volte si erano minacciati di morte a vicenda, secondo quanto riferito agli investigatori della Squadra mobile da alcuni testimoni e sbandati del quartiere, ascoltati nel corso della mattinata. I testimoni hanno raccontato inoltre agli investigatori che i due chochard vivevano da tempo di stenti nella zona del Prenestino. Chiedevano l'elemosina e facevano entrambi pesante uso di alcolici.
IPOTESI TERZO UOMO - Probabilmente una delle due vittime Eric, il polacco, di circa 30 anni, non accettava il fatto che l'altro barbone, un romeno arrivato da poco, condividesse quella fetta di parco che lui si era conquistato già da anni. Tra l'altro, raccontano alcuni testimoni, il barbone romeno, non ancora identificato dalla polizia, girava sempre con uno o due connazionali. Probabilmente anche la scorsa notte non era solo, anche se è presto per dire se alla lite abbiano partecipato più persone. Non è escluso ma non è neanche certo. Lo potranno chiarire i risultati degli esami ematici che saranno effettuati sulle tracce di sangue trovate accanto ai due morti. Gli investigatori della mobile hanno infatti stabilito che il barbone romeno spesso, in passato, avrebbe rubato i soldi dell' elemosina che Eric racimolava durante la giornata.
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IL NOSTRO AMICO “PARCO DEGLI ACQUEDOTTI”
Nel nostro quartiere abbiamo la fortuna di avere uno dei parchi più belli al mondo, soprattutto dal punto di vista storico. Il Parco degli Acquedotti fa parte del Parco Regionale dell’Appia Antica cinto tra i quartieri dell’Appio Claudio, Cinecittà., via delle Capannelle e la via ferroviaria Roma-Cassino-Napoli, per una estensione di circa 15 Ettari. Viene percorso da ben sette acquedotti di epoca romana e papale, in elevazione e sotterranei, che rifornivano l’antica Roma facendola divenire “La Regina aquarum”. Anio Vetus
(sotterraneo), Tepula, Marcia, Iulia e Felice (sovrapposti), Claudia e Anio Novus (sovrapposti) rappresentano un tratto di campagna romana che originariamente si estendeva ininterrottamente tra Roma e i Colli Albani. Così scrisse Plinio il Vecchio: "Chi vorrà considerare con attenzione la quantità delle acque di uso pubblico per le terme, le piscine, le fontane, le case, i giardini suburbani, le ville; la distanza da cui l'acqua viene, i condotti che sono stati costruiti, i monti che sono stati perforati, le valli che sono state superate, dovrà riconoscere che nulla in tutto il mondo è mai esistito di più
meraviglioso". Queste opere di elevatissima fattura storico/ingegneristica, non sono inferiori al colosseo, ma haimè per loro sfortuna non risiedono nel centro storico, per cui non possono godere dell’attenzione che meritano da parte dei nostri governanti, che come dice giustamente Beppe Grillo “sono semplicemente nostri dipendenti”, ma vista la loro inossidabile inefficienza, converrebbe metterli sotto contratto ad obiettivo, “obiettivo non raggiunto fattura non pagata!”. Le foto sopra
descrivono meglio di qualsiasi parola lo stato di abbandono di questo stupefacente parco. Chiediamo che vengano fatti al più presto interventi di manutenzione straordinaria per riqualificare questa area e dare finalmente a questo parco il giusto decoro.
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CASA? SE NON SEI ROM NON NE HAI DIRITTO!
Blitz di esponenti e simpatizzanti della Lega Nord, poco dopo l'alba, a Mestre (Venezia) per bloccare i lavori di costruzione di un campo nomadi finanziato dal Comune con 2,8 mln di euro. Alla manifestazione - secondo quanto riferito dagli organizzatori - hanno partecipato alcune decine di persone; alcuni di loro si sono incatenati per impedire l'avvio dei lavori che, già previsti per i giorni scorsi, stanno subendo dei rinvii. Oltre agli esponenti del Carroccio, sono presenti i rappresentati del comitato di cittadini contrario alla costruzione del campo, che è destinato a una comunità Sinti che da decenni vive a Mestre. Il campo nomadi prevede la costruzione di piccole casette con annessa, a ciascuna, lo spazio per parcheggiare una roulotte. "Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari - ha detto stamani il capogruppo della Lega in consiglio comunale, Alberto Mazzonetto - con questa iniziativa ha tradito i veneziani. I costi del campo incideranno sulla finanza locale e impediranno altre opere che sono prioritarie. A Venezia c'è una emergenza abitativa per almeno 2000 persone, sfrattate o prive di casa: i soldi per il campo dovevano andare a loro. Per Cacciari vengono prima i nomadi che i veneziani indigenti". Secca la replica del sindaco Cacciari: "La Lega cerca evidentemente lo scontro - afferma - ma noi andiamo avanti. Prima o poi si stancheranno". Sulla possibilità dell'uso della forza, il sindaco precisa tuttavia che sta "alla Questura decidere come muoversi, non al Comune". "E' un'iniziativa vergognosamente strumentale - prosegue Cacciari - priva di ogni fondamento". "La decisione di istituire il campo - ricorda - risale addirittura al 1997, è stata approvata da tutti i consigli comunali possibili, e la richiesta di sospensiva è stata rigettata dal Tar". Il sindaco sottolinea peraltro che le persone che si insedieranno nel campo "sono cittadini veneziani a tutti gli effetti, di seconda e terza generazione, esattamente come parte di coloro che stanno manifestando. I loro figli - conclude - vanno a scuola da anni, i genitori lavorano, regolarmente, nella raccolta del ferro. Ripeto, è una protesta totalmente strumentale".(03 giugno 2008)
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P.U.P. O NON P.U.P.?
Siamo molto preoccupati per la stabilità del suolo, visto che sotto di esso è vuoto.
Gli abitanti della zona si chiedono se i lavori effettuati per i parcheggi pertinenziali PUP (Piano Urbano Parcheggi, sostanzialmente box!) abbiano a che fare con questi accadimenti, certo che le coincidenze non aiutano a pensar diversamente.
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UN PARCO CHE NON INTERESSA A NESSUNO!
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PERCHE' NON ESTENDERE I PACS DEI PARLAMENTARI ANCHE A TUTTI GLI ALTRI CITTADINI?
Sorpresa, i parlamentari italiani - anche quelli più ligi verso i diktat del Cardinal Ruini – possono far beneficiare i loro conviventi dell’assistenza sanitaria integrativa. Però – almeno per quanto riguarda l’attuale maggioranza, la prossima si vedrà - si battono a morte per sbarrare la strada a qualunque tentativo di introdurre i Pacs per i loro elettori…Articolo di Antonio Venier
In un Paese in cui i Papa-boys e gli Atei devoti non perdono occasione per scagliarsi contro "la deriva zapaterista" e si segnano quando sentono parlare dei Pacs tra conviventi, fa scalpore apprendere che i conviventi dei senatori e dei deputati possono fruire dell’assistenza sanitaria integrativa di cui beneficiano i loro compagni parlamentari. Sono sufficienti una dichiarazione del parlamentare e tre anni di convivenza. Requisito, quest’ultimo, che non viene però richiesto se sono nati dei figli.
Questo riconoscimento – peraltro giustissimo, e ammesso anche dalle regole sull’assistenza sanitaria di altre categorie come ad esempio i giornalisti – fa a pugni con la contrarietà espressa della maggioranza degli stessi parlamentari a riconoscere analoghi diritti ai cittadini qualunque.
Le coppie italiane non sposate chiedono il riconoscimento di diritti, almeno quelli basilari, che spettano alle coppie sposate, ma si scontrano con un no deciso della maggioranza parlamentare. E’ la stessa Italia – lamentava nei giorni scorsi una lettrice del quotidiano "La Repubblica" – "che, per esempio, ha negato alla signora Adele Parrillo, compagna non sposata di uno dei 18 carabinieri uccisi a Nassiriya da un attacco kamikaze, il risarcimento che spetta ai familiari delle altre vittime. E’ la stessa Italia che nega a milioni di persone il diritto di assentarsi dal lavoro per assistere il partner che si è ammalato gravemente, oppure di continuare a vivere nell’appartamento del convivente deceduto senza il permesso dei parenti più prossimi". La stessa Italia e lo stesso Parlamento che – a maggior ragione - continuano a negare a chi ha convissuto una vita il diritto alla pensione di reversibilità del compagno defunto.
A questo punto gli ultrà cattolici che pullulano nel Parlamento dovrebbero scegliere se abolire il beneficio di cui molti illustri loro colleghi di tutti gli schieramenti riescono a fruire oppure estenderlo alle coppie conviventi dei loro elettori. Un minimo di coerenza. Non sembra di chiedere troppo.
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ACQUEDOTTI E ABBANDONATI.
“Faccio il Presidente del X Municipio da ormai sette anni – osserva il presidente del X Municipio, Sandro Medici – e posso testimoniare che non c’è mai stata una briciola di attenzione verso questo straordinario patrimonio”. Nel settembre scorso, durante un incontro-sopralluogo, alla presenza dei massimi responsabili comunali, dei vertici del Parco dell’Appia Antica e della Sovrintendenza archeologica, era stato assicurato al X Municipio un intervento immediato e un successivo investimento per il 2008. Nulla di ciò è accaduto. La stessa area per decenni occupata dagli orti abusivi, che nell’estate scorsa il Municipio si è incaricato di far sgomberare, è rimasta così come era: arida, abbandonata e desolata. “Mentre si continua nell’opera di risanamento e valorizzazione dei parchi della città storica - commenta Sandro Medici - il verde delle periferie, anche quello pregiatissimo che circonda gli antichi acquedotti romani, continua ad essere ignorato dalle politiche comunali. Invece di rilanciare un’offensiva di riqualificazione dei quartieri periferici, bisognosi come non mai di cure, servizi e progetti di sviluppo, è con un certo avvilimento – conclude Medici - che registro, al contrario, una generalizzata e ormai insopportabile politica dell’abbandono”. Abitare a Roma.net
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CHE COPPIA!
Terremoto giudiziario nell'Udeur. Sono 23 gli arresti eccellenti (4 in carcere, 19 ai domiciliari) ordinati dalla procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) tra gli esponenti campani del partito del ministro della giustizia Clemente Mastella, a cominciare da quello della moglie, Sandra Lonardo Mastella, presidente del consiglio regionale della Campania, che si trova da oggi pomeriggio ai domiciliari nella sua casa di Ceppaloni (Benevento). È accusata di tentata concussione nei confronti del direttore generale dell'ospedale di Caserta. I carabinieri hanno eseguito ordinanze di custodia in carcere nei confronti di Carlo Camilleri, consuocero dei Mastella, che si trova però in ospedale a Benevento da ieri sera; Vincenzo Lucariello, difensore civico della Regione Campania, il cui telefono cellulare «bollente» ha messo in luce l'intreccio di affari della presunta lobby; Antonello Scocca e Domenico Pianese. Provvedimento restrittivo ma con il beneficio dei domiciliari per 19 indagati: Sandra Lonardo Mastella; il sindaco di Benevento, Fausto Pepe; Carlo Banco; Erminia Florenzano; l'assessore regionale al personale Andrea Abbamonte e quello all'ambiente Luigi Nocera; Francesco Cardone, i consiglieri regionali Ferdinando Errico e Nicola Ferraro; Nino Lombardi, presidente della comunità montana del Titerno; Angelo Padovano; Francesco Zaccaro, Antonio Barbieri; Letizio Napoletano; Paolo Budetta; Cristiana Fevola e Ugo Ferrara. Interdetto dall'ufficio di giudice del Tar Campania, Ugo De Maio; da quello di vigile urbano, Luigi Treviso; da prefetto di Benevento, Giuseppe Urbano.
L'indagine è basata su intercettazioni telefoniche disposte nell'ambito di una inchiesta che portò all'arresto nel giugno dello scorso anno dell'ex direttore generale della Provincia di Caserta, Antony Acconcia e di due consiglieri provinciali con le accuse di associazione per delinquere, corruzione, concussione, turbativa d'asta e falso in atti pubblici. «Le indagini, condotte dalla procura da circa un anno, hanno preso spunto da conversazioni telefoniche relative alla gestione degli appalti e servizi pubblici nella Provincia di Caserta e hanno consentito di far luce su un tessuto di illecito radicato nell'area politica, amministrativa e giudiziaria della Campania». Così scrive la procura di Santa Maria Capua Vetere in una nota che precisa alcuni contorni dell'inchiesta.
Poco prima che le venisse notificato l'arresto Sandra Mastella aveva escluso le sue dimissioni. Il suo portavoce ha aggiunto: «È tranquilla e serena con la sua coscienza. Ha piena fiducia nella magistratura per una vicenda che non ha al centro una dazione di denaro, ma solo una diversità di giudizi intorno a nomine». Ha poi ribadito il concetto parlando di «banali contrasti» che emergerebbero dalla lettura degli atti. Quotidiano.net
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IL TAR: «ILLEGITTIME LE REQUISIZIONI DEGLI ALLOGGI»
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ROBA DA PAZZI!
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DECRETO SICUREZZA? INSUFFICIENTE!
Mi chiedo come sia possibile integrare chi considera pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare perché devono essere le donne a farlo magari prostituendosi, e non si fa scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all’accattonaggio. Parlare di integrazione per chi ha una "cultura" di questo tipo non ha senso.
«Berlusconi ha ragione a dire che il decreto è un pannicello caldo, varato sull’onda del panico e perché Veltroni temeva di veder crollare il suo castello di Roma città modello. Noi comunque siamo disponibili a votarlo, ma a tre condizioni: che preveda espulsioni effettive e coatte, e non semplici intimazioni ad andarsene come emerge oggi dal testo; che appunto, recependo integralmente la direttiva Ue, si possa espellere anche chi non ha un reddito certo e infine, perché non rimanga tutto lettera morta, in Finanziaria bisognerà aumentare sensibilmente i fondi alle forze di polizia».
Questi alcuni stralci di un’intervista della giornalista Paola Di Caro (Corriere Della Sera) all'Onorevole Gianfranco Fini, Leader di Alleanza Nazionale.
A noi sono sembrate parole più che sensate quelle dell'Onorevole G. Fini: "Chi non lavora va a casa".
Cosa c'è di scandaloso in queste parole? Nulla! Eppure molti si sono scandalizzati, forze è per questo che lo chiamano il Paese delle banane?
Se vogliamo divenire un popolo serio, dobbiamo smettere di essere sciocchi e buonisti a tutti i costi, un Paese serio non ospita fannulloni, ma persone serie che intendono integrarsi con il lavoro e non con le attività illecite.
Quello che il governo è riuscito a partorire con il Decreto, sono solo provvedimenti da adottare nei confronti dell'extracomunitario o comunitario che si rende pericoloso nel nostro Paese; pochino non vi pare? Quelli che rimangono e che non hanno un lavoro continueranno a fare quello che hanno sempre fatto o no?
Questa è una Repubblica fondata sul lavoro, bisogna regolare i flussi di immigrati in funzione delle richieste di fabbriche e aziende, non in maniera indiscriminata e fuori da ogni controllo come avvenuto finora, così facendo non si ottiene altro che facile manovalanza alla delinquenza.
Questa città è divenuta ormai una delle più pericolose al mondo, si sono spesi un sacco di soldi sul cinema, notti bianche e concerti, ma le nostre forze dell'ordine non hanno nemmeno la benzina per per uscire in strada con le vetture.
Nei Municipi, compreso il nostro che conta più di 200.000 abitanti, di notte fanno uscire una sola vettura di Vigili Urbani, e per quanto riguarda la Polizia di Stato non và molto meglio, basta ricordare le denunce della Consap (sindacato di Polizia), che accusava il governo di avergli tagliato le risorse di almeno un Miliardo di euro.
Speriamo che il buon senso prevalga su tutti, e che si riesca con l'aiuto della CDL ad apporre le modifiche necessarie al Decreto e rendere giustizia a chi in questa città vi ha investito un'intera esistenza. RingraziandoVi per l'attenzione, lasciamo sotto il link del Decreto che noi ci auguriamo si possa migliorare.
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RESTITUITECI I MARCIAPIEDI!
Guardando queste foto non sembra esserci molta attinenza con il cinema, sicuramente molta di più con mercatini nord Africani.
L'articolo 3 del Codice della Strada destina i marciapiedi ai soli pedoni, ma il Comune di Roma preferisce ignorarlo.
Forse i marciapiedi è molto più redditizio affittarli che lasciarli ai pedoni, poco importa se poi questi pedoni per camminarci dovranno mettersi in fila indiana come tanti soldatini.
E poco importa se con i passeggini le mamme per oltrepassare i banchi spesso sono costrette a camminare sulla carreggiata delle vetture, anche contromano e scavalcando le macchine in seconda fila (pericolosissimo).
Non c'è anima viva in Italia che si pone il problema della sicurezza nei marciapiedi, come se il terrorismo fosse ormai un brutto ricordo, cosa d'altri tempi.
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ALLARME SICUREZZA!
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ALTRE DUE VITE SPEZZATE DALL'INDULTO!
I due albanesi sono Artur Lleshi, 33 anni, scarcerato il 14 settembre 2006 in seguito all'indulto con numerosi precedenti per furti, rapine e anche per sequestro di persona e violenza sessuale di gruppo in seguito alla quale era stato arrestato dal commissariato di Castevolturno. In carcere anche Nai Stafa (33), residente a Marcenise (Caserta), anch'egli con numerosi precedenti e segnalato da alcuni paesi dell'area Schenghen come straniero inammissibile. Il terzo fermato dai carabinieri e' G.B.A. (20) romeno che sarebbe stato l'anello di collegamento. I tre sono accusati, tra l'altro, di omicidio volontario aggravato. Il fermo e' arrivato dopo meno di due settimane dall'efferato omicidio dei coniugi Pelliciardi, barbaramente seviziati e poi uccisi, grazie a un lavoro di intelligence che ha visto i carabinieri, coordinati dalla procura trevigiana, usare i piu' sofisticati sistemi di indagine. Gli indagati sono stati rintracciati in punti diversi del Veneto. Il romeno fermato per l'omicidio dei coniugi Pelliciardi avvenuto il 21 agosto a Gorgo al Monticano (Treviso) avrebbe confessato le proprie responsabilita' indicando i nomi dei due presunti complici albanesi. Il massacro di Guido e Lucia Pellicciardi, aveva portato agli assassini un magro guadagno: solo i pochi risparmi delle vittime e la tessera bancomat che i feroci assalitori avevano tentato immediatamente di usare poco lontano dal luogo dell'eccidio facendosi anche riprendere dalle telecamere. I coniugi Guido Pelliciardi, 68 anni, e Lucia Comin (62), erano stati trovati uccisi il 21 agosto scorso nella dependance della villa di cui erano custodi a Gorgo al Monticano (Treviso) da una guardia giurata che stava effettuando un controllo. L'esame autoptico aveva messo in evidenza che le due vittime erano state orribilmente seviziate nel corso di quello che era stato indicato come un infruttuoso tentativo di rapina. In particolare, l'uomo era stato legato e percosso ed era stato costretto ad assistere alle sevizie che i rapinatori ed assassini avevano fatto alla moglie nel tentativo, probabilmente, di farsi consegnare le chiavi della villa di cui erano custodi, ma che non avevano. Le due vittime erano poi state finite a colpi di spranga e in un modo cosi' crudele che il procuratore capo Antonio Fojadelli aveva parlato di "incredibile efferatezza". Le indagini - da subito serrate - avevano portato i carabinieri a seguire piu' piste ma nell'ultima settimana, come sottolineato dal Procuratore generale Ennio Fortuna, e' diventata pressoche' una certezza la pista della rapina. Per giungere ad un esito favorevole - secondo il Pg Fortuna - era necessario mettere assieme una serie di elementi acquisiti nel corso delle indagini tra cui, molto probabilmente, l'origine di alcune tracce ematiche e il tentato utilizzo del bancomat della donna poco lontano dal luogo del duplice omicidio.
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ARRIVANO I NOSTRI!!
Dal Presidente del X Municipio Sandro Medici, all’onorevole Massimiliano Valeriani della terza Commissione Consiliare Permanente Ambiente, non per ultimo la Comunità Territoriale del X Municipio e il Direttore del Servizio Giardini Stefano Mastrangelo.
Questi sono stati gli attori principali della battaglia per la legalità all’interno di questo stupendo e storico Parco, quindi; gloria a loro. Chiudiamo con questa notizia, Augurandovi Serene vacanze.
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CORTE DEI CONTI: OK BEPPE GRILLO, VIA I POLITICI CORROTTI
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COMPLESSO TERMALE NEL PARCO DEGLI ACQUEDOTTI
La Villa delle Vignacce è una delle più importanti ville del Suburbio romano. Costruita per la prima volta probabilmente in età tardo-republicana, viene monumentalizzata nel II secolo d.C. con la realizzazione di lussuosi padiglioni residenziali, giardini con ninfei e giochi d'acqua ed un impianto termale privato. Abitata per lungo tempo, dalla villa provengono importanti sculture e reperti oggi conservati tra i maggiori musei del mondo. Di essa sono attualmente visibili solo una piccola parte di resti monumentali.Tutto questo accade nel Parco degli Acquedotti che è uno dei piu' importanti complessi paesaggistici d'Italia, un brano di Campagna Romana, miracolosamente sfuggito alla speculazione edilizia, in cui convivono in una suggestiva armonia le memorie della storia romana e medievale ed i silenzi e le asprezze del classico paesaggio dei dintorni della Città Eterna.Nel 2005 è sorto nei membri dell'AIRC (American Institute for Roman Culture) il desiderio di poter contribuire alla conoscenza ed alla valorizzazione di questo straordinario patrimonio culturale, dando vita ad un progetto di ricerca internazionale e multidisciplinare in cui, collaborando con il Ministero per i Beni e le Attività culturali e la Sovraintendenza ai Beni culturali del Comune di Roma, fosse possibile coinvolgere anche altre istituzioni ed enti locali e, soprattutto, i cittadini, veri titolari di questa importantissima ricchezza.E' nata cosi' l'idea di indagare archeologicamente per la prima volta in modo sistematico la Villa delle Vignacce, situato lungo i margini del Parco all'inizio di via Lemonia. Il progetto ha carattere didattico ed internazionale, e vede la partecipazione di ricercatori e studenti americani ed italiani, in un proficuo scambio di conoscenze, competenze, culture.L'obiettivo è quello di poter contribuire ad arricchire le conoscenze sul nostro passato e di valorizzare in modo adeguato un sito di cosi' straordinaria bellezza.Il pubblico può visitare ed assistere agli scavi nei giorni di mercoledi e giovedi dalle 16.00 alle 17.00. (17/07/2007 AbitareaRoma.net)
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L'ACQUA BATTESIMALE E' GRATIS!
A partire dal 1929, con la firma dei Patti Lateranensi, lo stato italiano si fa carico della dotazione di acqua per lo Stato Vaticano, in virtù dell'articolo n. 6, che al primo comma dice che "L'Italia provvederà, a mezzo degli accordi occorrenti con gli enti interessati alla Città del Vaticano un'adeguata dotazione d'acqua in proprietà". L'Italia si fa carico da allora dei 5 milioni di metri cubi d'acqua consumati in media dallo Stato Pontificio. Per le acque di scarico, Città del Vaticano si allaccia all'Acea, ma non paga le bollette, perché non riconosce la tassazione imposta da enti appartenenti a stati terzi. In soldoni, non riconosce Acea perché è "straniera".Quando Acea si quota in borsa nel 1999, chiede un intervento al governo italiano, che ripiana i 44 miliardi di lire di debiti relativi alla fornitura delle acque vaticane. Da quel momento, la Chiesa avrebbe dovuto farsi carico di una spesa di 4 miliardi di lire annui, ma non è andata così. Tutti i salmi finiscono in gloria, e lo Stato italiano si trova di nuovo nel 2004 a pagare il conto: tocca alla finanziaria 2005 stanziare 25 milioni di euro subito e quattro dal 2005 per dotare il Vaticano di un sistema di acque proprie. Nel 2001 il Governo Berlusconi istituisce una commissione bilaterale per provare a dirimere la questione delle acque benedette, ma pare che ci sia poco da fare per i debiti che ACEA lamenta, il Vaticano è disponibile a pagare solo una quota di 1.100 euro, per realizzare un depuratore STOP.
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OTTO PER MILLE
Il finanziamento alla Chiesa Cattolica, deciso con la revisione concordataria del 1984, con l'inghippo dell'otto per mille sottoscritto da Craxi per acquisire benemerenze presso il Vaticano, è, nella formulazione italiana, null'altro che una truffa in quanto la percentuale dei contribuenti che firmano l'otto per mille a favore della Chiesa cattolica è di circa il 45%, che poi in sede di liquidazione dell'importo calcolato diventa quasi il 90%. In altri paesi con forte presenza cattolica le cose sono regolate in modo più giusto e trasparente. In Germania ad esempio il credente versa volontariamente alla sua chiesa un 9 per cento dell'imposta sul reddito pagato, chi non vuole semplicemente non paga; in Spagna il contribuente può dichiarare che lo 0,5 per cento del gettito fiscale possa essere destinato alla Chiesa o allo Stato, in assenza di scelta la cifra è destinata ad altri fini. In Italia invece la Chiesa Cattolica, mai sazia di privilegi, è riuscita a mettere a punto e far approvare un meccanismo perverso che le consente di incamerare quasi totalmente il cosiddetto otto per mille dell'IRPEF, qualunque sia la scelta o la non scelta degli italiani. La relativa legge che consente la truffa può essere quindi considerata più rispondente a reciproci interessi politico-economici che a una precisa definizione della volontà dei cittadini.Il nuovo sistema di finanziamento dell'organizzazione ecclesiastica è oggi regolato dalla legge 222 del 20.05.1985, e recepisce gli accordi raggiunti il 15.11.1984 da Mons. Attilio Nicora e dal prof. Francesco Margiotta Broglio. Al secondo titolo del punto 3 del Protocollo Addizionale Beni ecclesiastici e sostentamento del clero", viene superato il precedente sistema della congrua sia nella forma dell'erogazione sia nella gestione dei fondi. L'articolo 21 infatti prevede la creazione di un "Istituto per il sostentamento del clero" alle dipendenze del vescovo di ogni diocesi, e di un "Istituto Centrale" alle dipendenze della CEI, dove far confluire l'enorme tributo dell'otto per mille e i versamenti fino a due milioni detraibili dalla denuncia dei redditi.L'articolo 46, che prevede appunto questa forma di erogazione, chiamata "obolo" perché elargisce un contributo personale, grava comunque sulle pubbliche finanze sotto forma di minori introiti di imposta. C'è da aggiungere che gli esperti finanziari pensavano che da queste libere offerte venisse la parte più rilevante del finanziamento della chiesa, ma così non è stato. Il loro gettito è stato di circa 45 miliardi l'anno, ed è attualmente in diminuzione. Questo smacco dimostra in maniera clamorosa che il nuovo finanziamento in nessun modo si può chiamare "Autofinanziamento".L'entità dell'otto per mille dell'IRPEF è attualmente di circa mille miliardi ma, per effetto dell'inflazione, è ovvio che il suo aumento farà sempre lievitare la percentuale da attribuire alla Chiesa Cattolica. Questo versamento effettuato da TUTTI i cittadini può essere suddiviso mediante una scelta espressa fra lo Stato, la Chiesa Cattolica e le altre piccole confessioni religiose che hanno accettato di partecipare alla spartizione (i Testimoni di Geova, i più pericolosi concorrenti del Vaticano, sono da dieci anni in attesa di essere inseriti, ma inutilmente).Ma il meccanismo perverso che favorisce la Chiesa Cattolica è la quota dell'otto per mille di quei cittadini che, intendendo sottrarsi a tale invito, non firmano nessuna preferenza e di quei cittadini che, riconoscendosi in un'etica laica, scelgono lo Stato Italiano e loro malgrado sono quasi totalmente aggiunti alla quota riservata alla Chiesa Cattolica, in virtù di uno stratagemma ideato per aggirare l'ostacolo dei non credenti e mantenere il più alto possibile l'introito per la Chiesa Cattolica.Lo stesso comma 3 si conclude così: ...in caso di scelta non espressa da parte dei contribuenti la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse. Quale che sia, cioè, la percentuale delle scelte espresse, anche la quota su cui non è stata effettuata nessuna scelta viene distribuita alla Chiesa Cattolica o allo Stato, in percentuale alle scelte a loro favore. Solo fra loro, perché le altre confessioni dignitosamente non hanno accettato di partecipare a questa ulteriore spartizione.Un esempio concreto: se su 100 cittadini 90 non si esprimono (per disinteresse o per tacita delega allo Stato), e solo 8 firmano per la Chiesa Cattolica, l'80 per cento della quota IRPEF stabilita andrà alla Chiesa Cattolica. Ecco come in Italia una evidente minoranza può diventare la quasi totalità degli italiani che finanzieranno, loro malgrado, un'associazione religiosa. Anche le somme accumulate per la scelta a favore dello Stato sono convogliate ad opere assistenziali, in Italia quasi interamente in mano alla Chiesa Cattolica. In tal modo non viene assolutamente rispettata la volontà di chi, non scegliendo o scegliendo lo Stato, ha inteso sottrarsi all'obbligo di partecipare a questa specie di referendum che, fra l'altro, viola il diritto di riservatezza. Non solo viene limitata la libertà di scegliere o non scegliere, ma è evidente l'intrusione nel segreto delle coscienze.Questa situazione si aggrava ulteriormente da quando la legge consente ai lavoratori dipendenti di affidare al datore di lavoro la redazione della proprio denuncia dei redditi, per possibili rischi di rappresaglie sul posto di lavoro.Un'altra cosa non corretta è il sistema di conteggio delle scelte effettive dei contribuenti la cui percentuale non viene attribuita contando la reale destinazione della scelta espressa, ma con un sorteggio a campione che molti ritengono addirittura illegale.Quanto all'entità delle somme erogate alla CEI sulla base di tale forma di finanziamento, è previsto un complesso sistema di transizione che stabilisce anticipi e conguagli annuali e di triennio in triennio. Gli acconti versati dallo Stato alla CEI con il nuovo sistema dell'otto per mille sono di circa 700 miliardi l'anno, salvo poi conguagli e ulteriori anticipi che nel 1996 hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 1500 miliardi più 800 miliardi, sempre a conguaglio, che la magnanimità dei vescovi ha accettato fossero rateizzati. Dopo l'erogazione di quest'enorme cifra, che dalle disastrate casse della Repubblica Italiana è passata a rimpinzare quelle del Vaticano, il Card.Ruini ha avuto modo di dichiararsi soddisfatto e durante una recente assemblea della CEI ha indicato anche come saranno ripartiti i 1500 miliardi appena ricevuti:
565 miliardi per mantenere e assicurare gli stipendi ai 40.000 preti italiani; 10 miliardi per un fondo domestiche, vista la quasi scomparsa delle perpetue; 390 miliardi alle diocesi per l'edilizia, per i monasteri di clausura, per le facoltà di teologia e altri enti del genere; 190 miliardi al restauro dei beni culturali ecclesiastici e a iniziative nel campo delle catechesi; 10 miliardi a un fondo per la cultura; 30 miliardi per case canoniche delle parrocchie del sud; 280 miliardi alle spese di carità, ma di questi 140 saranno dirottati per opere (?) nel terzo mondo.Un esempio di opere nel terzo mondo sono anche i 40.000 dollari donati dal Vaticano alla Croazia durante laguerra con la Bosnia.Come è a tutti evidente solo una minima parte dell'otto per mille va in opere di carità, che oltretutto non sono verificabili da nessuno, come conferma l'art.44 del titolo 2 sempre del Protocollo Addizionale: si stabilisce che la CEI trasmetta annualmente all'Autorità Statale un rendiconto relativo all'effettiva utilizzazione delle somme ricevute a vario titolo direttamente dai cittadini o dallo Stato". Su tali rendiconti, però, non sono previsti né controlli né verifiche.Prima lo Stato stipendiava direttamente i preti, ora, con la nuova intesa, il finanziamento va direttamente ai vescovi, aumentando notevolmente l'autorità nei loro confronti. Di diversa natura sono i contributi che vanno a sostenere opere e associazioni cattoliche nel contesto del finanziamento di attività sociali, assistenziali, scolastiche, editoriali di vario genere: sono finanziamenti in granparte assicurati dalle Regioni, dai Comuni e ancora dallo Stato.La verità è che tra una cosa e l'altra lo Stato Italiano sta concentrando un'enorme quantità di denaro nelle casse di uno stato straniero non democratico e non controllabile. C'è da osservare infine che nella pubblicità svolta attraverso radio, televisioni pubbliche e private, giornali, opuscoli e perfino le comunicazioni bancarie ai clienti e con l'aiuto massiccio delle aziende a partecipazione statale come la SIP prima, la Telecom adesso, la CEI afferma di non ricevere più contributi diretti dallo Stato, in seguito ad una scelta di libertà e di povertà evangelica. Niente di più falso.La legge parla esplicitamente di somme ricevute "direttamente" dallo Stato, come del resto i fatti confermano. Il regime di privilegio si evidenzia anche perché a fare propaganda è sostanzialmente solo la gerarchia cattolica, lo Stato non entra praticamente in competizione e le altre confessioni non hanno la forza per garantirsi una vera campagna di spot.La Chiesa con i suoi enormi patrimoni ha da tempo capito che la forza del cristianesimo sta nel potere che si mantiene con il possesso e il continuo accumulo di ricchezze, catturando e azzannando i beni della terra. Attilio Nicora detto "Monsignor otto per mille" e ora vescovo di Verona è un esempio attuale della febbrile penetrazione della Chiesa nel mondo della finanza.A lui, per aver ideato la truffa dell'otto per mille, il Vaticano sta riservando una luminosa carriera (prossimo arcivescovo di Milano?); intanto a Verona, attraverso l'opera sua, è sorto un grosso Pool di Banche cattoliche, una sorta di IOR, che per importanza è il terzo polo in Italia. Il Pool unisce infatti la Cariverona, l'Unicredito a cui fanno capo la Cassamarca di Treviso, la Cassa di Risparmio di Trieste, la Cassa di Risparmio di Gorizia, quella di Udine e Pordenone, la Banca di Trento e Bolzano (già dellaCuria Trentina). E' in patto con l'Ambro-Veneto e con la Cassa di Risparmio di Torino e Genova, ed ha comprato quote della Popolare di Verona (la Popolare con quei soldi ha pagato il Banco dei Santi che ora fa parte della Popolare, il cui presidente Zanotto, come i suoi dirigenti, è sempre dell'Opus Dei). Alla Chiesa adesso non interessano più i partiti di riferimento: il gregge è ormai politicamente disperso. Alla Santa Chiesa interessano ora più che altro le BANCHE. Il grande polo bancario padano dovrebbe essere di 43 mila miliardi di raccolta, 26 mila miliardi di impieghi, 7 mila miliardi di patrimonio con 800 sportelli. Tutto sotto l'egida della Chiesa Cattolica e la protezione dello Spirito Santo. E' sotto gli occhi di tutti l'immagine di un cristianesimo aziendale, di possesso e di rapina, visto che i loro immensi patrimoni immobiliari e le loro ricchezze in genere non pagano una lira di tasse. La degenerazione capitalista tanto denunciata da Wojtyla è solo ipocrisia.
Mario Patuzzo http://www.disinformazione.it/8permille.htm












