ROMA SPENDE 9MILA EURO PER OGNI BAMBINO ROM



Per mandare a scuola ognuno dei 1.600 bimbi rom della capitale il Comune di Roma può arrivare a spendere qualcosa come 9mila euro all’anno. Praticamente il doppio di una retta da istituto privato. Ma il problema, in realtà, è un altro: quei ragazzi in classe non ci entrano affatto. Il vaso di Pandora dei costi/benefici legati alla scolarizzazione dei minori nomadi viene scoperchiato da Bruno Vespa nel suo ultimo libro Un’Italia diversa. Viaggio nella rivoluzione silenziosa, in uscita il 3 ottobre. E il sospetto che le associazioni di terzo settore usino manovrare i numeri a proprio favore, è puntualmente confermato.Il giornalista Rai ha semplicemente confrontato i dati sulle frequenze forniti dall’Arci romana e quelli ufficiali delle scuole. I risultati si riferiscono per ora a un paio di quartieri a forte densità rom, Castel Romano e Tor de’ Cenci, ma il quadro che se ne ricava è già chiarissimo. Secondo l’Arci i bambini regolarmente iscritti sarebbero 257. Prima bugia: nei registri ne compaiono una trentina in meno, 224. Le sorprese maggiori, però, riguardano le presenze effettive tra i banchi. Infatti, a sentire l’Arci, un terzo di loro (82 persone) frequenta assiduamente - si fa per dire -, cioè almeno tra i 140 e i 180 giorni; 61 andrebbero a scuola tra i 70 e i 140 giorni; 33 da 18 a 71 giorni appena; 81 non ci hanno mai messo piede. La cosa sarebbe allarmante di per sé, ma non è ancora tutto. I dirigenti scolastici di Castel Romano tirano ben altre somme. Sono 3 (tre!) i bimbi rom che sono stati in aula il minimo indispensabile per il loro profitto. Tutti gli altri non hanno superato l’anno, avendo frequentato meno di 140 giorni di lezione. Tale discrasia assume contorni perfino grotteschi dalle parti del campo nomadi di Tor de’ Cenci. Qui ci sono sette scuole elementari e una scuola media, e l’Arci ha assicurato ad Alemanno «la frequenza media di 22,7 alunni al mese su 89 iscritti in totale». Magari fosse vero. Scrive Vespa, dopo aver interpellato presidi e professori: «Non ce ne è uno - uno solo - che sia andato a scuola per almeno 144 giorni. Sconfortanti, in particolare, i dati della scuola media: su 39 iscritti soltanto 6 frequentano per più di cento giorni e meno di 120». Insomma, l’Arci ha bluffato e alla fine batte il Campidoglio per 23 a 0. «Siamo rimasti di stucco», ammette l’assessore comunale alle Politiche educative Laura Marsilio. «Perché si è arrivati a questo punto? Nessuno, incaricato di vigilare, se n’è accorto? Abbiamo avviato una severa indagine amministrativa per capirlo». Certo, perché questo significa che il Comune di Roma ha pagato una cifra spropositata, pari a 3,6 milioni l’anno, per giunta per un servizio prestato a pochi. Basta una calcolatrice e si scopre che, nell’ipotesi molto ottimista in cui andassero a scuola tutti i 1.600 rom censiti, il costo pro capite sarebbe di 2.300 euro. Cifra di tutto rispetto. In pratica, però, tra Castel Romano e Tor de’ Cenci questa sale fino a 7mila euro a testa, anzi in quest’ultimo caso tocca appunto il record di 9mila euro per 23 ragazzini tra i banchi.A Roma i cinque pullman da 55 posti continuano a passare, tutte le mattine, per i campi nomadi della periferia. Disertato dai piccoli, il servizio è gradito agli adulti che ne approfittano per farsi trasportare in centro a sbrigare i loro dubbi affari: elemosina e molto altro. Un «passaggio» pagato dai romani a caro prezzo. Ma anche a Milano, dove si «investono» da gennaio a dicembre 4,6 milioni in interventi sociali all’interno dei 12 insediamenti autorizzati, sui circa 600 minori in età dell’obbligo stimati non più di uno su cinque avrebbe a che fare con quaderni e maestre in maniera stabile. Una differenza tuttavia c’è. Chiusi i rubinetti alle associazioni, le mediatrici culturali ora sono assunte direttamente dagli uffici di Letizia Moratti.
Di Giacomo Susca IL GIORNALE.IT http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=293176

TRAGEDIA ANNUNCIATA!

Li hanno trovati coperti di ferite
Agenti nel parco di via Lemonia (foto M. Proto) ROMA - I due clochard litigavano spesso. Più volte la gente del Tuscolano li aveva sentiti scambiarsi minacce. Eric, il polacco, presenza «storica» del quartiere, non sopportava che l'altro, un romeno arrivato da poco, gli rubasse il «suo» spazio, e ogni tanto anche i soldi delle elemosine. Ma nessuno poteva immaginare come sarebbe andata a finire, e cioè che i due si sarebbero uccisi a vicenda. Li hanno trovati cadaveri questa mattina, al parco di via Lemonia, nel quartiere Tuscolano, a Roma. A scoprirli un passante che, alle 5 del mattino, ha notato un corpo nel parco. Ha chiamato il 118: gli infermieri hanno solo potuto constatare che l'uomo era già morto. A quel punto è intervenuto il 113 e gli agenti hanno trovato, poco distante dalla prima vittima, il secondo corpo privo di vita. I due cadaveri recavano profonde ferite da corpo contundente su più parti del corpo: ematomi sul viso, sulla testa, mandibola fratturata.
IL MASSACRO - Gli agenti della polizia scientifica hanno trovato, vicino ai due corpi, diversi oggetti che potrebbero essere stati utilizzati da entrambi per colpire. Sugli oggetti, sequestrati, verranno eseguite analisi scientifiche; sono già state disposte le autopsie su entrambi i cadaveri. I due, rispettivamente di 30 e 40 anni circa, litigavano spesso e più volte si erano minacciati di morte a vicenda, secondo quanto riferito agli investigatori della Squadra mobile da alcuni testimoni e sbandati del quartiere, ascoltati nel corso della mattinata. I testimoni hanno raccontato inoltre agli investigatori che i due chochard vivevano da tempo di stenti nella zona del Prenestino. Chiedevano l'elemosina e facevano entrambi pesante uso di alcolici.
IPOTESI TERZO UOMO - Probabilmente una delle due vittime Eric, il polacco, di circa 30 anni, non accettava il fatto che l'altro barbone, un romeno arrivato da poco, condividesse quella fetta di parco che lui si era conquistato già da anni. Tra l'altro, raccontano alcuni testimoni, il barbone romeno, non ancora identificato dalla polizia, girava sempre con uno o due connazionali. Probabilmente anche la scorsa notte non era solo, anche se è presto per dire se alla lite abbiano partecipato più persone. Non è escluso ma non è neanche certo. Lo potranno chiarire i risultati degli esami ematici che saranno effettuati sulle tracce di sangue trovate accanto ai due morti. Gli investigatori della mobile hanno infatti stabilito che il barbone romeno spesso, in passato, avrebbe rubato i soldi dell' elemosina che Eric racimolava durante la giornata.
CORRIEREDELLASERA.IT

IL NOSTRO AMICO “PARCO DEGLI ACQUEDOTTI”

Nel nostro quartiere abbiamo la fortuna di avere uno dei parchi più belli al mondo, soprattutto dal punto di vista storico. Il Parco degli Acquedotti fa parte del Parco Regionale dell’Appia Antica cinto tra i quartieri dell’Appio Claudio, Cinecittà., via delle Capannelle e la via ferroviaria Roma-Cassino-Napoli, per una estensione di circa 15 Ettari. Viene percorso da ben sette acquedotti di epoca romana e papale, in elevazione e sotterranei, che rifornivano l’antica Roma facendola divenire “La Regina aquarum”. Anio Vetus (sotterraneo), Tepula, Marcia, Iulia e Felice (sovrapposti), Claudia e Anio Novus (sovrapposti) rappresentano un tratto di campagna romana che originariamente si estendeva ininterrottamente tra Roma e i Colli Albani. Così scrisse Plinio il Vecchio: "Chi vorrà considerare con attenzione la quantità delle acque di uso pubblico per le terme, le piscine, le fontane, le case, i giardini suburbani, le ville; la distanza da cui l'acqua viene, i condotti che sono stati costruiti, i monti che sono stati perforati, le valli che sono state superate, dovrà riconoscere che nulla in tutto il mondo è mai esistito di più meraviglioso". Queste opere di elevatissima fattura storico/ingegneristica, non sono inferiori al colosseo, ma haimè per loro sfortuna non risiedono nel centro storico, per cui non possono godere dell’attenzione che meritano da parte dei nostri governanti, che come dice giustamente Beppe Grillo “sono semplicemente nostri dipendenti”, ma vista la loro inossidabile inefficienza, converrebbe metterli sotto contratto ad obiettivo, “obiettivo non raggiunto fattura non pagata!”. Le foto sopra descrivono meglio di qualsiasi parola lo stato di abbandono di questo stupefacente parco. Chiediamo che vengano fatti al più presto interventi di manutenzione straordinaria per riqualificare questa area e dare finalmente a questo parco il giusto decoro.



Interventi proposti:
· Sostituzione delle panchine rotte
· Impiantare servizi igienici pubblici dignitosi
· Istituire una sorveglianza H 24
· Mettere a dimora nuove essenze arboree e sostituire quelle malate
· Allestire aree per cani
· Creare piste ciclabili dignitose
· Creare percorsi ginnici attrezzati per atleti abili e percorsi tattili con corrimano in legno per non vedenti, da loro raggiungibili in totale autonomia, come per Villa Borghese (Bioparco)
· Pulitura di tutte le superfici imbrattate dai vandali
· Rendere inaccessibili le aree di importanza storica, per non dover più vedere simili scempi (vedi foto sopra). Insomma mettere a frutto le tasse che paghiamo!


Questo post è stato pubblicato nella seconda edizione del neo giornalino di quartiere "La salita del quadraro" edito dal centro sociale Spartaco di Via Selinunte, al quale tutti noi del comitato Appio Claudio e in primis il Presidente Salvatore Settimi, facciamo un grande in bocca al lupo per un proficuo prosieguo di questa iniziativa.




CASA? SE NON SEI ROM NON NE HAI DIRITTO!

Blitz di esponenti e simpatizzanti della Lega Nord, poco dopo l'alba, a Mestre (Venezia) per bloccare i lavori di costruzione di un campo nomadi finanziato dal Comune con 2,8 mln di euro. Alla manifestazione - secondo quanto riferito dagli organizzatori - hanno partecipato alcune decine di persone; alcuni di loro si sono incatenati per impedire l'avvio dei lavori che, già previsti per i giorni scorsi, stanno subendo dei rinvii. Oltre agli esponenti del Carroccio, sono presenti i rappresentati del comitato di cittadini contrario alla costruzione del campo, che è destinato a una comunità Sinti che da decenni vive a Mestre. Il campo nomadi prevede la costruzione di piccole casette con annessa, a ciascuna, lo spazio per parcheggiare una roulotte. "Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari - ha detto stamani il capogruppo della Lega in consiglio comunale, Alberto Mazzonetto - con questa iniziativa ha tradito i veneziani. I costi del campo incideranno sulla finanza locale e impediranno altre opere che sono prioritarie. A Venezia c'è una emergenza abitativa per almeno 2000 persone, sfrattate o prive di casa: i soldi per il campo dovevano andare a loro. Per Cacciari vengono prima i nomadi che i veneziani indigenti". Secca la replica del sindaco Cacciari: "La Lega cerca evidentemente lo scontro - afferma - ma noi andiamo avanti. Prima o poi si stancheranno". Sulla possibilità dell'uso della forza, il sindaco precisa tuttavia che sta "alla Questura decidere come muoversi, non al Comune". "E' un'iniziativa vergognosamente strumentale - prosegue Cacciari - priva di ogni fondamento". "La decisione di istituire il campo - ricorda - risale addirittura al 1997, è stata approvata da tutti i consigli comunali possibili, e la richiesta di sospensiva è stata rigettata dal Tar". Il sindaco sottolinea peraltro che le persone che si insedieranno nel campo "sono cittadini veneziani a tutti gli effetti, di seconda e terza generazione, esattamente come parte di coloro che stanno manifestando. I loro figli - conclude - vanno a scuola da anni, i genitori lavorano, regolarmente, nella raccolta del ferro. Ripeto, è una protesta totalmente strumentale".
(03 giugno 2008)


P.U.P. O NON P.U.P.?

Qualche mese or sono, metà carreggiata di Viale S. Giovanni bosco ha ceduto improvvisamente.
Si poteva notare molto chiaramente una frattura lungo quasi tutto il manto stradale, che dalla piazza andava ad incrociare via Calpurnio Fiamma.
La corsia fu chiusa per diversi giorni causando enormi disagi al traffico locale.
Ora a distanza di qualche mese dalla riparazione, il manto stradale di questa via è franato di nuovo in entrambi i sensi, e finora nulla è stato fatto.

Siamo molto preoccupati per la stabilità del suolo, visto che sotto di esso è vuoto.

Gli abitanti della zona si chiedono se i lavori effettuati per i parcheggi pertinenziali PUP (Piano Urbano Parcheggi, sostanzialmente box!) abbiano a che fare con questi accadimenti, certo che le coincidenze non aiutano a pensar diversamente.
Gianni Conti.



UN PARCO CHE NON INTERESSA A NESSUNO!

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PERCHE' NON ESTENDERE I PACS DEI PARLAMENTARI ANCHE A TUTTI GLI ALTRI CITTADINI?

Sorpresa, i parlamentari italiani - anche quelli più ligi verso i diktat del Cardinal Ruini – possono far beneficiare i loro conviventi dell’assistenza sanitaria integrativa. Però – almeno per quanto riguarda l’attuale maggioranza, la prossima si vedrà - si battono a morte per sbarrare la strada a qualunque tentativo di introdurre i Pacs per i loro elettori…
Articolo di Antonio Venier
In un Paese in cui i Papa-boys e gli Atei devoti non perdono occasione per scagliarsi contro "la deriva zapaterista" e si segnano quando sentono parlare dei Pacs tra conviventi, fa scalpore apprendere che i conviventi dei senatori e dei deputati possono fruire dell’assistenza sanitaria integrativa di cui beneficiano i loro compagni parlamentari. Sono sufficienti una dichiarazione del parlamentare e tre anni di convivenza. Requisito, quest’ultimo, che non viene però richiesto se sono nati dei figli.
Questo riconoscimento – peraltro giustissimo, e ammesso anche dalle regole sull’assistenza sanitaria di altre categorie come ad esempio i giornalisti – fa a pugni con la contrarietà espressa della maggioranza degli stessi parlamentari a riconoscere analoghi diritti ai cittadini qualunque.
Le coppie italiane non sposate chiedono il riconoscimento di diritti, almeno quelli basilari, che spettano alle coppie sposate, ma si scontrano con un no deciso della maggioranza parlamentare. E’ la stessa Italia – lamentava nei giorni scorsi una lettrice del quotidiano "La Repubblica" – "che, per esempio, ha negato alla signora Adele Parrillo, compagna non sposata di uno dei 18 carabinieri uccisi a Nassiriya da un attacco kamikaze, il risarcimento che spetta ai familiari delle altre vittime. E’ la stessa Italia che nega a milioni di persone il diritto di assentarsi dal lavoro per assistere il partner che si è ammalato gravemente, oppure di continuare a vivere nell’appartamento del convivente deceduto senza il permesso dei parenti più prossimi". La stessa Italia e lo stesso Parlamento che – a maggior ragione - continuano a negare a chi ha convissuto una vita il diritto alla pensione di reversibilità del compagno defunto.
A questo punto gli ultrà cattolici che pullulano nel Parlamento dovrebbero scegliere se abolire il beneficio di cui molti illustri loro colleghi di tutti gli schieramenti riescono a fruire oppure estenderlo alle coppie conviventi dei loro elettori. Un minimo di coerenza. Non sembra di chiedere troppo.

ACQUEDOTTI E ABBANDONATI.


Il Parco degli Acquedotti, uno dei beni archeologico-ambientali tra i più suggestivi della nostra città, rischia di precipitare in uno stato di degrado irreversibile. Malgrado impegni, rassicurazioni e perfino promesse personali, il bilancio comunale non ha previsto neanche un euro per la sua manutenzione e, men che meno, per la sua valorizzazione.
“Faccio il Presidente del X Municipio da ormai sette anni – osserva il presidente del X Municipio, Sandro Medici – e posso testimoniare che non c’è mai stata una briciola di attenzione verso questo straordinario patrimonio”. Nel settembre scorso, durante un incontro-sopralluogo, alla presenza dei massimi responsabili comunali, dei vertici del Parco dell’Appia Antica e della Sovrintendenza archeologica, era stato assicurato al X Municipio un intervento immediato e un successivo investimento per il 2008. Nulla di ciò è accaduto. La stessa area per decenni occupata dagli orti abusivi, che nell’estate scorsa il Municipio si è incaricato di far sgomberare, è rimasta così come era: arida, abbandonata e desolata. “Mentre si continua nell’opera di risanamento e valorizzazione dei parchi della città storica - commenta Sandro Medici - il verde delle periferie, anche quello pregiatissimo che circonda gli antichi acquedotti romani, continua ad essere ignorato dalle politiche comunali. Invece di rilanciare un’offensiva di riqualificazione dei quartieri periferici, bisognosi come non mai di cure, servizi e progetti di sviluppo, è con un certo avvilimento – conclude Medici - che registro, al contrario, una generalizzata e ormai insopportabile politica dell’abbandono”. Abitare a Roma.net

CHE COPPIA!



Napoli, 16 gennaio 2008 - 0RE 18.40 GLI ARRESTATI UDEUR SONO 23
Terremoto giudiziario nell'Udeur. Sono 23 gli arresti eccellenti (4 in carcere, 19 ai domiciliari) ordinati dalla procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) tra gli esponenti campani del partito del ministro della giustizia Clemente Mastella, a cominciare da quello della moglie, Sandra Lonardo Mastella, presidente del consiglio regionale della Campania, che si trova da oggi pomeriggio ai domiciliari nella sua casa di Ceppaloni (Benevento). È accusata di tentata concussione nei confronti del direttore generale dell'ospedale di Caserta. I carabinieri hanno eseguito ordinanze di custodia in carcere nei confronti di Carlo Camilleri, consuocero dei Mastella, che si trova però in ospedale a Benevento da ieri sera; Vincenzo Lucariello, difensore civico della Regione Campania, il cui telefono cellulare «bollente» ha messo in luce l'intreccio di affari della presunta lobby; Antonello Scocca e Domenico Pianese. Provvedimento restrittivo ma con il beneficio dei domiciliari per 19 indagati: Sandra Lonardo Mastella; il sindaco di Benevento, Fausto Pepe; Carlo Banco; Erminia Florenzano; l'assessore regionale al personale Andrea Abbamonte e quello all'ambiente Luigi Nocera; Francesco Cardone, i consiglieri regionali Ferdinando Errico e Nicola Ferraro; Nino Lombardi, presidente della comunità montana del Titerno; Angelo Padovano; Francesco Zaccaro, Antonio Barbieri; Letizio Napoletano; Paolo Budetta; Cristiana Fevola e Ugo Ferrara. Interdetto dall'ufficio di giudice del Tar Campania, Ugo De Maio; da quello di vigile urbano, Luigi Treviso; da prefetto di Benevento, Giuseppe Urbano.
L'indagine è basata su intercettazioni telefoniche disposte nell'ambito di una inchiesta che portò all'arresto nel giugno dello scorso anno dell'ex direttore generale della Provincia di Caserta, Antony Acconcia e di due consiglieri provinciali con le accuse di associazione per delinquere, corruzione, concussione, turbativa d'asta e falso in atti pubblici. «Le indagini, condotte dalla procura da circa un anno, hanno preso spunto da conversazioni telefoniche relative alla gestione degli appalti e servizi pubblici nella Provincia di Caserta e hanno consentito di far luce su un tessuto di illecito radicato nell'area politica, amministrativa e giudiziaria della Campania». Così scrive la procura di Santa Maria Capua Vetere in una nota che precisa alcuni contorni dell'inchiesta.
Poco prima che le venisse notificato l'arresto Sandra Mastella aveva escluso le sue dimissioni. Il suo portavoce ha aggiunto: «È tranquilla e serena con la sua coscienza. Ha piena fiducia nella magistratura per una vicenda che non ha al centro una dazione di denaro, ma solo una diversità di giudizi intorno a nomine». Ha poi ribadito il concetto parlando di «banali contrasti» che emergerebbero dalla lettura degli atti. Quotidiano.net

IL TAR: «ILLEGITTIME LE REQUISIZIONI DEGLI ALLOGGI»


Illegittimi i provvedimenti con cui i municipi IX, X e XI hanno requisito numerosi appartamenti in via Appia Nuova, in via Caio Rutilio e in via Acerbi. A stabilirlo è stato il Tar del Lazio, che ha accolto il ricorso presentato dai diversi proprietari sospendendo le ordinanze con cui erano stati requisiti gli alloggi.Le ordinanze di requisizione erano state emesse il 14 ottobre scorso, alla vigilia dei termini di scadenza del decreto di blocco degli sfratti, per consentire ai vari affittuari, tutte famiglie a basso reddito e sottoposte a procedura di sfratto esecutivo, di restare nei loro appartamenti continuando a pagare regolarmente il canone. Il Tar ha tuttavia giudicato illegittimi i provvedimenti a tutela degli inquilini, ritenendo titolare ad emettere questo tipo di ordinanze, come sancito dalla recente sentenza della Corte di Cassazione, il solo prefetto e in subordine il sindaco, non dunque i presidenti di municipio. Per la stessa vicenda si era mossa anche la Procura, che ora ha messo sotto inchiesta i presidenti dei tre municipi. Abuso d’ufficio ed usurpazione di funzioni sono i reati che i pm Salvatore Vitello e Maria Cristina Palaia ipotizzano nei confronti di Susanna Fantino (IX), Sandro Medici (X) ed Andrea Catarci (XI). I tre avevano motivato la loro iniziativa sostenendo che le requisizioni riguardavano famiglie «che sarebbero state inevitabilmente cacciate dalle loro abitazioni nelle successive settimane e che avrebbero ulteriormente appesantito la già gravissima emergenza abitativa in città». Nelle prossime settimane il Tribunale regionale esaminerà i ricorsi presentati dai proprietari di altri immobili requisiti, ed è assai probabile che verranno anch’essi accolti, con la relativa sospensione dei provvedimenti anti-sfratti.«La sentenza del Tar fa finalmente rispettare il diritto alla proprietà privata costituzionalmente riconosciuto. Medici non lo sapeva?». Così commenta il capogruppo Udc in Comune Dino Gasperini. «Singolare la lamentatio del presidente del X municipio - continua Gasperini - Come poteva infatti un presidente di un municipio non sapere che non aveva il titolo per requisire alloggi privati? Perché prima di emanarlo, non si è preoccupato che un simile provvedimento oltre a violare il diritto alla proprietà privata avrebbe avuto un effetto boomerang proprio sulle famiglie che intendeva aiutare? Avevamo detto in quei giorni che l’ordinanza di requisizione era un atto inaccettabile e viziato di legittimità e guarda caso avevamo ragione. Avevamo detto che non bisognava illudere della gente in difficoltà con provvedimenti inutili e viziati di legittimità, ma nessuno dei presidenti dei municipi che hanno attuato queste assurde ordinanze ci hanno ascoltato. Ora il dramma delle famiglie è ancora più grave ed è inaccettabile che qualcuno faccia il meravigliato dopo aver emanato provvedimenti sbagliati. Quanto alle “scellerate scelte politiche”, come Medici le definisce, è singolare che oltre alla fotografia della situazione, il presidente del X municipio non dica che la maggior parte di quelle scelte sono state assunte dalla maggioranza di sinistra di cui da sempre fa parte. Siamo prontissimi - continua Gasperini - ad impegnarci per aiutare quelle famiglie ma seguendo la legge e i regolamenti comunali. Chiediamo con forza la costruzione di nuove case popolari a Roma e l’inserimento nel piano regolatore delle aree che la maggioranza di cui Medici fa parte si è dimenticata di mettere in questi anni. Speriamo che Medici sia con noi. Ma ora - conclude Gasperini - spero che sia chiaro che il problema casa si risolve costruendo alloggi e non attaccando il privato e che questo dramma dimostra il nulla messo in campo sull’emergenza abitativa dal sindaco e dalla sua giunta».
IL GIORNALE.IT (Sabato 12 Gennaio 2008) http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=233523

ROBA DA PAZZI!


L'immondizia campana sparsa in mezza Italia. Dopo l'incontro di mercoledì tra governo e Regioni le perplessità sembrano superate e la disponibilità politica già espressa nella riunione con Prodi, si è tramutata per la maggioranza delle regioni in aiuto concreto.

L'Abruzzo si è detto disponibile ad accoglierne fino a 15mila tonnellate, mentre Emilia Romagna e Piemonte ne riceveranno 5mila a testa, anche se la provincia di Torino si è detta invece contraria. In Toscana ne arriveranno 4mila tonnellate, come anche nelle Marche. Nel Molise tremila, e mille in Calabria. E rispetto alle dichiarazioni dei giorni scorsi da parte di alcune delle amministrazioni regionali, è da registrare la disponibilità della Liguria, ne accoglierà un migliaio di tonnellate, mentre mercoledì si era detta contraria. Anche il Lazio darà un contributo, ma «la selezione avverrà a monte, nel territorio campano», ha precisato il presidente della Regione, Piero Marrazzo. Solo Lombardia e Veneto devono sciogliere la riserva ma si confida, rilevano le fonti del palazzo, che si raggiunga la «totale adesione». Ma la Lombardia è proprio la regione che potrebbe contribuire in misura maggiore a risolvere il priblema, vista le possibilità di smaltimento che ha la regione. E in Sardegna, dove ieri è giunta la prima nave carica di rifiuti, c'è stato un braccio di ferro al porto di Cagliari fra i manifestanti che cercavano d'impedire lo sbarco e le forze dell'ordine. Alcuni militanti indipendentisti dell'Irs e di Sardigna Nazione, che dal pomeriggio presidiavano il porto Canale in attesa dello sbarco di 500 tonnellate di rifiuti, sono stati bloccati da carabinieri e polizia mentre cercavano di avvicinarsi alla nave con l'intento di impedire le ultime operazioni di ormeggio. L'imbarcazione è riuscita ad attraccare dopo circa tre ore di attesa in rada. Molti manifestanti si erano, infatti, sdraiati per terra per impedire «pacificamente» la discesa dei camion carichi di rifiuti. I 24 tir sono stati tuttavia fermi davanti ai cancelli del porto in attesa di partire alla volta dell'inceneritore situato nella zona industriale di Cagliari. I manifestanti sono stati letteralmente trascinati via dalla Polizia che dopo numerosi tafferugli, cariche e ricorrendo all'uso dei manganelli, li ha spostati per far passare i tir. I manifestanti si sono assiepati dietro i cancelli che cingono il molo. I 24 camion carichi di rifiuti campani sono poi riusciti a varcare il cancello d'ingresso del porto Canale di Cagliari, diretti all'area del termovalorizzatore di Macchiareddu, alla periferia del capoluogo sardo. Tra le urla della folla, gli automezzi hanno lasciato il molo Grendi, mentre alcuni manifestanti si sono accaniti contro l'esterno dei camion. Sul posto anche il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, e alcuni parlamentari di Forza Italia che hanno per ore tentato di portare avanti una difficile mediazione. Sul posto anche diversi consiglieri regionali dell'opposizione, una delegazione di Azione Giovani e il parlamentare di Forza Italia, Mauro Pili, rimasto leggeremente contuso durante i tafferugli. Intanto, continua la polemica politica tra il centrodestra, che chiede di non accogliere l'immondizia campana e il governatore Soru, che si appella alla Costituzione e alla solidarietà. Il Tempo.it

DECRETO SICUREZZA? INSUFFICIENTE!

Gianfranco Fini: "Impossibile integrarsi con chi ruba"
Il leader di An: il decreto deve cambiare. Tre condizioni per dare il nostro sì.
Le accuse di strumentalizzare una tragedia? «Risibili». La richiesta di collaborazione sul decreto espulsioni? «Sì, ma solo alle nostre condizioni». L’appello a coniugare rigore e integrazione? Esistono comunità, come quella rom, «che non sono integrabili nella nostra società». Non ha paura di dire qualcosa di destra, Gianfranco Fini. Nemmeno se il prezzo da pagare è quello di chi gli rinfaccia un passato fascista che non passa mai: «Non pensino di fermarci con queste idiozie...».E se sia il coraggio di chi mira alla posta alta come la poltrona di sindaco di Roma a far avanzare come un treno il leader di An, o più ancora la volontà di sfidare la leadership di Berlusconi sul terreno dei fatti, è difficile da dire. Perché sul Campidoglio Fini non chiude: «Prima si dimetta Veltroni, poi vedremo...», e sulla sfida alla guida del centrodestra è secco: «Chi ha più filo da tessere, tesserà».
Mi chiedo come sia possibile integrare chi considera pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare perché devono essere le donne a farlo magari prostituendosi, e non si fa scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all’accattonaggio. Parlare di integrazione per chi ha una "cultura" di questo tipo non ha senso.
«Berlusconi ha ragione a dire che il decreto è un pannicello caldo, varato sull’onda del panico e perché Veltroni temeva di veder crollare il suo castello di Roma città modello. Noi comunque siamo disponibili a votarlo, ma a tre condizioni: che preveda espulsioni effettive e coatte, e non semplici intimazioni ad andarsene come emerge oggi dal testo; che appunto, recependo integralmente la direttiva Ue, si possa espellere anche chi non ha un reddito certo e infine, perché non rimanga tutto lettera morta, in Finanziaria bisognerà aumentare sensibilmente i fondi alle forze di polizia».
Questi alcuni stralci di un’intervista della giornalista Paola Di Caro (Corriere Della Sera) all'Onorevole Gianfranco Fini, Leader di Alleanza Nazionale.
A noi sono sembrate parole più che sensate quelle dell'Onorevole G. Fini: "Chi non lavora va a casa".
Cosa c'è di scandaloso in queste parole? Nulla! Eppure molti si sono scandalizzati, forze è per questo che lo chiamano il Paese delle banane?
Se vogliamo divenire un popolo serio, dobbiamo smettere di essere sciocchi e buonisti a tutti i costi, un Paese serio non ospita fannulloni, ma persone serie che intendono integrarsi con il lavoro e non con le attività illecite.
Quello che il governo è riuscito a partorire con il Decreto, sono solo provvedimenti da adottare nei confronti dell'extracomunitario o comunitario che si rende pericoloso nel nostro Paese; pochino non vi pare? Quelli che rimangono e che non hanno un lavoro continueranno a fare quello che hanno sempre fatto o no?
Questa è una Repubblica fondata sul lavoro, bisogna regolare i flussi di immigrati in funzione delle richieste di fabbriche e aziende, non in maniera indiscriminata e fuori da ogni controllo come avvenuto finora, così facendo non si ottiene altro che facile manovalanza alla delinquenza.
Questa città è divenuta ormai una delle più pericolose al mondo, si sono spesi un sacco di soldi sul cinema, notti bianche e concerti, ma le nostre forze dell'ordine non hanno nemmeno la benzina per per uscire in strada con le vetture.
Nei Municipi, compreso il nostro che conta più di 200.000 abitanti, di notte fanno uscire una sola vettura di Vigili Urbani, e per quanto riguarda la Polizia di Stato non và molto meglio, basta ricordare le denunce della Consap (sindacato di Polizia), che accusava il governo di avergli tagliato le risorse di almeno un Miliardo di euro.
Speriamo che il buon senso prevalga su tutti, e che si riesca con l'aiuto della CDL ad apporre le modifiche necessarie al Decreto e rendere giustizia a chi in questa città vi ha investito un'intera esistenza. RingraziandoVi per l'attenzione, lasciamo sotto il link del Decreto che noi ci auguriamo si possa migliorare.

http://www.ansa.it/documents/1194083643718_decreto.doc

RESTITUITECI I MARCIAPIEDI!


Una via del Cinema, forse più bella che ad Hollywood. Queste le voci qualche anno fa, questo invece quello che ci ritroviamo ora!

Guardando queste foto non sembra esserci molta attinenza con il cinema, sicuramente molta di più con mercatini nord Africani.


L'articolo 3 del Codice della Strada destina i marciapiedi ai soli pedoni, ma il Comune di Roma preferisce ignorarlo.


Forse i marciapiedi è molto più redditizio affittarli che lasciarli ai pedoni, poco importa se poi questi pedoni per camminarci dovranno mettersi in fila indiana come tanti soldatini.



E poco importa se con i passeggini le mamme per oltrepassare i banchi spesso sono costrette a camminare sulla carreggiata delle vetture, anche contromano e scavalcando le macchine in seconda fila (pericolosissimo).


Proviamo poi ad immaginare cosa potrebbe avvenire in conseguenza ad un allarme improvviso, gente costretta a calpestarsi come olive in un frantoio per trovare una via di fuga, via di fuga che il comune di Roma per avidità di denaro ci ha tolto!

Non c'è anima viva in Italia che si pone il problema della sicurezza nei marciapiedi, come se il terrorismo fosse ormai un brutto ricordo, cosa d'altri tempi.


Noi del comitato Appio Claudio crediamo che per Voi amministratori locali sia arrivato il momento di fare qualche sana riflessione su questo.
Gianni Conti.


ALLARME SICUREZZA!


A Cinecittà Est "La situazione è grave. Le autorità, innanzitutto Sindaco e Prefetto, debbono intervenire subito"

In via Peltechian a Cinecittà-est ‘’vi è un accampamento, non autorizzato, di decine di persone che vivono in condizioni igienico-sanitarie inaccettabili e dedite all’accattonaggio mediante l’impiego di minori di anni 14. Tali individui…creano quotidianamente illeciti depositi di rifiuti pericolosi (cemento, amianto, plastiche, pneumatici, vetro, metalli, legno, ecc.) e biologici (liquami, escrementi ecc.) e detengono materiali infiammabili ed esplodenti (vedi interventi vigili del Fuoco): combustibili, bombole, gpl ecc.. … più volte alla settimana le citate persone svolgono attività di termodistruzione di parte dei rifiuti stessi con conseguente emissione di fumi densi, di colore nero e di odore acre e insopportabile, che ristagnano nelle strade del quartiere per ore.’’ E’ la descrizione realistica di ciò che quotidianamente accade, messa nero su bianco in un esposto-denuncia dei cittadini a: Procuratore della Repubblica, Prefetto, Sindaco, Presidente del X Municipio, assessore alla sicurezza, Agenzia regionale protezione ambientale, Asl, vigili urbani, polizia e carabinieri. o. Sempre a Cinecittà-est, nella zona di via Eudo Giulioli, un altro gruppo di cittadini ha inviato al Sindaco Veltroni e al Procuratore della Repubblica una lettera in cui si lamenta un’altra situazione consimile aggiungendo all’elenco disagi: furti, rapine, tentativi di stupro, ubriachezza molesta, escrementi lasciati in mezzo al piccolo parco giochi per i bambini i cui attrezzi vengono usati per stendere i panni dai nomadi del campo rom. Questi abitanti minacciano di scendere in piazza per difendere la sanità e la sicurezza pubbliche. Stesso problema viene è segnalato dagli abitanti di via Stefano Oberto e di via Libero Leonardi per altri insediamenti fatiscenti. La situazione del quartiere, insomma, è diventata allarmante. Già prima era difficile per gli influssi negativi provenienti dal terminal di Anagnina diventato un suk a cielo aperto, dove illegalità e insicurezza, specie la sera, regnano sovrani (media di dieci scippi al giorno) malgrado gli interventi quasi quotidiani dei vigili urbani. Ora, però, i vasti prati che ancora circondano Cinecittà est sono diventati sede di nuclei di baracche: 17 ne ha contati questa estate un censimento fatto dal Municipio, ma sicuramente oggi sono di più. Sono gli effetti principalmente dell’immigrazione rumena esplosa dopo l’ingresso di quel paese nell’Unione europea. E tutta Roma ne sta soffrendo. Parchi e giardini sono diventati, in mancanza d’altro, i luoghi dove costruire miseri rifugi e dove, tra la promiscuità e il degrado, si annidano il malaffare di pochi e l’illegalità. Su sollecitazione del Comitato di quartiere Cinest anche il Presidente del X Municipio Sandro Medici, insieme agli assessori della sua giunta, ha fatto presente il 19 luglio scorso con una lettera al Sindaco Veltroni e all’assessore alle politiche sociali Raffaella Milano la gravità e la pericolosità della situazione: ‘’Sta crescendo intorno a questi insediamenti – si dice nella lettera – un allarme civico, da cui si cominciano a scorgere anche istinti e intenzioni non proprio solidali. Riceviamo segnali assai preoccupanti, a questo proposito. C’è insomma il rischio che alcuni abitanti nei dintorni degli accampamenti, pochi o tanti che siano, in mancanza di un nostro intervento si sentano autorizzati a procedere con mezzi sbrigativi e maneschi.’’. Il Presidente Medici concludendo chiedeva di ‘’essere aiutato ad affrontare questo problema’’. Tutti gli allarmi, le denunce, le richieste di maggior controllo avanzati alle autorità competenti sono stati fin qui disattesi. I cittadini chiedono due cose: 1) un maggior controllo quotidiano e serale del territorio da parte delle forze dell’ordine con l’istituzione da subito di un posto fisso (camper) di Ps o dei carabinieri al terminal di Anagnina; 2) lo sgombero dei baraccamenti e l’attrezzaggio di apposite aree per collocare dignitosamente i nuclei di immigrati in modo da facilitarne l’integrazione eliminando degrado, illegalità, insicurezza. La situazione è grave. Le autorità, innanzitutto Sindaco e Prefetto, debbono intervenire subito.

Comitato di quartiere Cinest: Il Presidente Giorgio Brunelli

Comunità Territoriale X Municipio: Il coordinatore Aldo Pirone (Coordinamento dei Comitati di Quartiere: Appio Claudio; Giardini Tor di Mezza Via; Anagnina 2; Gregna S. Andrea; Morena; Osteria del Curato; Statuario – Capannelle; Tor Vergata Nuova; Don Bosco, Piazza Cavalieri del Lavoro; Cinecittà Est – Cinest; Vermicino; Quarto Miglio-Appia Pignatelli; comitato contro l’inquinamento aereo; e delle Associazioni: Fie-Ecologia Urbana; WWF Lazio; Movimento Ecologista; Sinistra Ecologista; L’Ellisse; Insieme Fidam CFR; Comitato per la Difesa dei Diritti dei Cittadini; Unione Italiana Ciechi Sez. Prov. di Roma) 08/10/2007

ALTRE DUE VITE SPEZZATE DALL'INDULTO!




Sono i due albanesi sottoposti a fermo di polizia giudiziaria i presunti autori materiali dell'omicidio di Gorgo al Monticano (Treviso) del 21 agosto scorso dei coniugi Pelliciardi. Il ruolo del romeno e' stato invece quello di basista. L'indiscrezione viene da ambienti vicino agli inquirenti.
I due albanesi sono Artur Lleshi, 33 anni, scarcerato il 14 settembre 2006 in seguito all'indulto con numerosi precedenti per furti, rapine e anche per sequestro di persona e violenza sessuale di gruppo in seguito alla quale era stato arrestato dal commissariato di Castevolturno. In carcere anche Nai Stafa (33), residente a Marcenise (Caserta), anch'egli con numerosi precedenti e segnalato da alcuni paesi dell'area Schenghen come straniero inammissibile. Il terzo fermato dai carabinieri e' G.B.A. (20) romeno che sarebbe stato l'anello di collegamento. I tre sono accusati, tra l'altro, di omicidio volontario aggravato. Il fermo e' arrivato dopo meno di due settimane dall'efferato omicidio dei coniugi Pelliciardi, barbaramente seviziati e poi uccisi, grazie a un lavoro di intelligence che ha visto i carabinieri, coordinati dalla procura trevigiana, usare i piu' sofisticati sistemi di indagine. Gli indagati sono stati rintracciati in punti diversi del Veneto. Il romeno fermato per l'omicidio dei coniugi Pelliciardi avvenuto il 21 agosto a Gorgo al Monticano (Treviso) avrebbe confessato le proprie responsabilita' indicando i nomi dei due presunti complici albanesi. Il massacro di Guido e Lucia Pellicciardi, aveva portato agli assassini un magro guadagno: solo i pochi risparmi delle vittime e la tessera bancomat che i feroci assalitori avevano tentato immediatamente di usare poco lontano dal luogo dell'eccidio facendosi anche riprendere dalle telecamere. I coniugi Guido Pelliciardi, 68 anni, e Lucia Comin (62), erano stati trovati uccisi il 21 agosto scorso nella dependance della villa di cui erano custodi a Gorgo al Monticano (Treviso) da una guardia giurata che stava effettuando un controllo. L'esame autoptico aveva messo in evidenza che le due vittime erano state orribilmente seviziate nel corso di quello che era stato indicato come un infruttuoso tentativo di rapina. In particolare, l'uomo era stato legato e percosso ed era stato costretto ad assistere alle sevizie che i rapinatori ed assassini avevano fatto alla moglie nel tentativo, probabilmente, di farsi consegnare le chiavi della villa di cui erano custodi, ma che non avevano. Le due vittime erano poi state finite a colpi di spranga e in un modo cosi' crudele che il procuratore capo Antonio Fojadelli aveva parlato di "incredibile efferatezza". Le indagini - da subito serrate - avevano portato i carabinieri a seguire piu' piste ma nell'ultima settimana, come sottolineato dal Procuratore generale Ennio Fortuna, e' diventata pressoche' una certezza la pista della rapina. Per giungere ad un esito favorevole - secondo il Pg Fortuna - era necessario mettere assieme una serie di elementi acquisiti nel corso delle indagini tra cui, molto probabilmente, l'origine di alcune tracce ematiche e il tentato utilizzo del bancomat della donna poco lontano dal luogo del duplice omicidio.
QUESTO SI LEGGE SUL SITO DI BEPPE GRILLO...............
Artur Lleshi, albanese, condanna per dieci anni per tentato omicidio, uscito grazie all’indulto, espulso, ma solo sulla carta, dall’Italia.Naim Stafa, albanese, precedenti per rapina, droga, armi, soggetto indesiderato sul territorio di Schengen.Clemente Mastella, italiano, ministro di Grazia e Giustizia, responsabile dell’indulto.L’indulto gli italiani non lo volevano. E’ servito a evitare il carcere a chi, spesso molto vicino ai partiti, aveva commesso reati contro la pubblica amministrazione, reati finanziari, reati societari, reati fiscali. Il resto sono balle.Mastella è stato messo lì per questo. E’ un inciucione bipartisan. Garantisce tutti, tranne i cittadini.Gli effetti dell’indulto si sono visti in questi mesi. Adesso un Governo di impuniti, senza fare ammenda, senza alcuna autocritica, ci dice che vuole impedire le scarcerazioni facili. Che vuole combattere la microcriminalità.Il procuratore della Repubblica di Treviso Antonio Fojadelli ha detto: “Certo, se l’indulto non fosse stato fino a tre anni e se non avesse compreso anche reati come omicidio e rapina...”. E ha aggiunto: “Io stesso se mi guardo intorno, lo Stato non lo vedo”.Il primo gesto che dovrebbe fare il Consiglio dei ministri è di sfiduciare Clemente Mastella. La popolarità del Governo sarebbe enorme. Io metto a disposizione dei familiari dei coniugi uccisi a Gorgo al Monticano i miei legali per fare causa al ministero della Giustizia. Ognuno in questo Paese deve cominciare a prendersi le sue responsabilità, a partire dai nostri dipendenti.
NO COMMENT.......ci vediamo tutti al V-DAY!

ARRIVANO I NOSTRI!!



Roma, 30 luglio 2007 - E' iniziato questa mattina alle 7.30 lo sgombero delle baraccopoli degli Orti del Parco degli Acquedotti in presenza delle Forze dell'Ordine, del presidente del Municipio Sandro Medici e del vicepresidente Massimo De Simone. Prima di procedere alla demolizione delle numerose baracche, è stato effettuato un fitto controllo per evacuare tutti coloro che ci vivono, alcuni anche da 20 anni, e che verranno spostati a via del Calice. Come, infatti, ha spiegato Medici: "Prima si trattava di Orti abusivi ora è più che altro una baraccopoli. Qui qualcuno affittava posti letto a senza fissa dimora anche a 800 euro al mese. E poi c'erano continui episodi di criminalità, che nemmeno più gli abitanti storici delle baracche riuscivano ad arginare".

LA RIQUALIFICAZIONE - Una volta conclusa l'operazione, per la quale si prevede saranno necessarie alcune settimane, l'area verrà rinaturalizzata. Poiché si tratta di proprietà privata, le spese saranno coperte dalle Fondazioni Gerini e Gaetani che provvederanno a rimborsare il Comune di Roma. Da ROMAONE.IT

Noi del Comitato Appio Claudio, siamo ovviamente soddisfatti del risultato ottenuto, anche se ci sfugge il motivo per cui, a questi abusivi, sono state fatte delle concessioni, Ma ora non è il momento delle polemiche, e vogliamo approfittare di questa occasione per ringraziare tutti coloro che oltre noi, si sono prodigati per il raggiungimento di questo comune obiettivo.
Dal Presidente del X Municipio Sandro Medici, all’onorevole Massimiliano Valeriani della terza Commissione Consiliare Permanente Ambiente, non per ultimo la Comunità Territoriale del X Municipio e il Direttore del Servizio Giardini Stefano Mastrangelo.

Questi sono stati gli attori principali della battaglia per la legalità all’interno di questo stupendo e storico Parco, quindi; gloria a loro. Chiudiamo con questa notizia, Augurandovi Serene vacanze.

CORTE DEI CONTI: OK BEPPE GRILLO, VIA I POLITICI CORROTTI


Via, per sempre, i politici corrotti: chi riveste una carica pubblica e viene condannato in via definitiva per "cattiva amministrazione", non deve avere la possibilita' di candidarsi di nuovo. A sorpresa, la Corte dei Conti si dichiara d'accordo con la proposta, che definisce "un po' forte, clamorosa", come quella di Beppe Grillo che recentemente ha depositato alla Cassazione una richiesta di legge popolare per un "Parlamento pulito". Il procuratore generale della magistratura contabile Claudio De Rose, in occasione di una riflessione sui risultati raggiunti dalla Procura generale in vista del suo prossimo collocamento a riposo, si spinge ancora piu' in la': "Chi e' condannato in via definitiva deve essere destituito dalla carica che riveste". L'ineleggibilita' e la revoca del mandato dovrebbe riguardare in particolare chi si macchia di corruzione in tema di appalti o di frodi comunitarie, fenomeno questo che "non accenna a diminuire". Sulla stessa linea, il viceprocuratore generale aggiunto Mario Ristuccia: "C'e' una domanda nel paese di corretto uso delle risorse pubbliche. Se c'e' un amministratore che le usa in modo distorto, una sanzione accessoria di questo tipo sarebbe la garanzia di cui la Nazione avrebbe bisogno".
La Repubblica.it

COMPLESSO TERMALE NEL PARCO DEGLI ACQUEDOTTI



La Villa delle Vignacce è una delle più importanti ville del Suburbio romano. Costruita per la prima volta probabilmente in età tardo-republicana, viene monumentalizzata nel II secolo d.C. con la realizzazione di lussuosi padiglioni residenziali, giardini con ninfei e giochi d'acqua ed un impianto termale privato. Abitata per lungo tempo, dalla villa provengono importanti sculture e reperti oggi conservati tra i maggiori musei del mondo. Di essa sono attualmente visibili solo una piccola parte di resti monumentali.Tutto questo accade nel Parco degli Acquedotti che è uno dei piu' importanti complessi paesaggistici d'Italia, un brano di Campagna Romana, miracolosamente sfuggito alla speculazione edilizia, in cui convivono in una suggestiva armonia le memorie della storia romana e medievale ed i silenzi e le asprezze del classico paesaggio dei dintorni della Città Eterna.Nel 2005 è sorto nei membri dell'AIRC (American Institute for Roman Culture) il desiderio di poter contribuire alla conoscenza ed alla valorizzazione di questo straordinario patrimonio culturale, dando vita ad un progetto di ricerca internazionale e multidisciplinare in cui, collaborando con il Ministero per i Beni e le Attività culturali e la Sovraintendenza ai Beni culturali del Comune di Roma, fosse possibile coinvolgere anche altre istituzioni ed enti locali e, soprattutto, i cittadini, veri titolari di questa importantissima ricchezza.E' nata cosi' l'idea di indagare archeologicamente per la prima volta in modo sistematico la Villa delle Vignacce, situato lungo i margini del Parco all'inizio di via Lemonia. Il progetto ha carattere didattico ed internazionale, e vede la partecipazione di ricercatori e studenti americani ed italiani, in un proficuo scambio di conoscenze, competenze, culture.L'obiettivo è quello di poter contribuire ad arricchire le conoscenze sul nostro passato e di valorizzare in modo adeguato un sito di cosi' straordinaria bellezza.Il pubblico può visitare ed assistere agli scavi nei giorni di mercoledi e giovedi dalle 16.00 alle 17.00. (17/07/2007 AbitareaRoma.net)

L'ACQUA BATTESIMALE E' GRATIS!

A partire dal 1929, con la firma dei Patti Lateranensi, lo stato italiano si fa carico della dotazione di acqua per lo Stato Vaticano, in virtù dell'articolo n. 6, che al primo comma dice che "L'Italia provvederà, a mezzo degli accordi occorrenti con gli enti interessati alla Città del Vaticano un'adeguata dotazione d'acqua in proprietà". L'Italia si fa carico da allora dei 5 milioni di metri cubi d'acqua consumati in media dallo Stato Pontificio. Per le acque di scarico, Città del Vaticano si allaccia all'Acea, ma non paga le bollette, perché non riconosce la tassazione imposta da enti appartenenti a stati terzi. In soldoni, non riconosce Acea perché è "straniera".Quando Acea si quota in borsa nel 1999, chiede un intervento al governo italiano, che ripiana i 44 miliardi di lire di debiti relativi alla fornitura delle acque vaticane. Da quel momento, la Chiesa avrebbe dovuto farsi carico di una spesa di 4 miliardi di lire annui, ma non è andata così. Tutti i salmi finiscono in gloria, e lo Stato italiano si trova di nuovo nel 2004 a pagare il conto: tocca alla finanziaria 2005 stanziare 25 milioni di euro subito e quattro dal 2005 per dotare il Vaticano di un sistema di acque proprie. Nel 2001 il Governo Berlusconi istituisce una commissione bilaterale per provare a dirimere la questione delle acque benedette, ma pare che ci sia poco da fare per i debiti che ACEA lamenta, il Vaticano è disponibile a pagare solo una quota di 1.100 euro, per realizzare un depuratore STOP.


La commissione ha assicurato allo stato pontificio la dotazione d'acqua richiesta (1059 once all'anno) sempre con carattere di gratuità, come disposto dai patti lateranensi, per far fronte alle esigenze sia all'interno delle mura Lonine, che all'esterno, a beneficio delle sedi di dicasteri ed enti contrali della Chiesa, indicati dalla Santa Sede con apposito elenco, che viene aggiornato in via diplomatica. Quali e quanti siano è da scoprire. Il Vaticano comunque corrisponderà un contributo periodico in riconoscimento degli oneri connessi al trasporto dell'acqua. Carta e penna alla mano, facendo due conti si realizza facilmente che il debito dal 1999 ad oggi ammonta a circa 52 milioni di euro. C'è da strabuzzare gli occhi, al pensiero dell'enorme buco che lo stato italiano ha dovuto ripianare e che Acea ha tollerato, soprattutto se si confronta con un normale cittadino, che se non paga una bolletta rischia di trovarsi i sigilli sul contatore! L'acqua è diventata un bene preziosissimo per il pianeta, a causa delle molte guerre che per essa si combattono. Nei Paesi poveri si imbracciano i fucili per avere qualche zampillo d'acqua potabile che garantisca la sopravvivenza. Nei Paesi ricchi invece il business si fa privatizzandola: comprando a poco prezzo le fonti, e rivendendo in bottiglie di plastica etichettate un "prodotto" che in realtà è un bene primario, un'esigenza per la vita della collettività. Le grandi multinazionali e le multiutility dei comuni fanno schizzare i bilanci alle stelle vendendo l'acqua a prezzi più elevati del petrolio, ma l'acqua è soprattutto vita, bene comune dell'umanità. Ecco perché anche il Vaticano dovrebbe riconoscerle il giusto valore (se non per il debituccio'). http://www.francarame.it/?q=node/200

OTTO PER MILLE


Il finanziamento alla Chiesa Cattolica, deciso con la revisione concordataria del 1984, con l'inghippo dell'otto per mille sottoscritto da Craxi per acquisire benemerenze presso il Vaticano, è, nella formulazione italiana, null'altro che una truffa in quanto la percentuale dei contribuenti che firmano l'otto per mille a favore della Chiesa cattolica è di circa il 45%, che poi in sede di liquidazione dell'importo calcolato diventa quasi il 90%. In altri paesi con forte presenza cattolica le cose sono regolate in modo più giusto e trasparente. In Germania ad esempio il credente versa volontariamente alla sua chiesa un 9 per cento dell'imposta sul reddito pagato, chi non vuole semplicemente non paga; in Spagna il contribuente può dichiarare che lo 0,5 per cento del gettito fiscale possa essere destinato alla Chiesa o allo Stato, in assenza di scelta la cifra è destinata ad altri fini. In Italia invece la Chiesa Cattolica, mai sazia di privilegi, è riuscita a mettere a punto e far approvare un meccanismo perverso che le consente di incamerare quasi totalmente il cosiddetto otto per mille dell'IRPEF, qualunque sia la scelta o la non scelta degli italiani. La relativa legge che consente la truffa può essere quindi considerata più rispondente a reciproci interessi politico-economici che a una precisa definizione della volontà dei cittadini.Il nuovo sistema di finanziamento dell'organizzazione ecclesiastica è oggi regolato dalla legge 222 del 20.05.1985, e recepisce gli accordi raggiunti il 15.11.1984 da Mons. Attilio Nicora e dal prof. Francesco Margiotta Broglio. Al secondo titolo del punto 3 del Protocollo Addizionale Beni ecclesiastici e sostentamento del clero", viene superato il precedente sistema della congrua sia nella forma dell'erogazione sia nella gestione dei fondi. L'articolo 21 infatti prevede la creazione di un "Istituto per il sostentamento del clero" alle dipendenze del vescovo di ogni diocesi, e di un "Istituto Centrale" alle dipendenze della CEI, dove far confluire l'enorme tributo dell'otto per mille e i versamenti fino a due milioni detraibili dalla denuncia dei redditi.L'articolo 46, che prevede appunto questa forma di erogazione, chiamata "obolo" perché elargisce un contributo personale, grava comunque sulle pubbliche finanze sotto forma di minori introiti di imposta. C'è da aggiungere che gli esperti finanziari pensavano che da queste libere offerte venisse la parte più rilevante del finanziamento della chiesa, ma così non è stato. Il loro gettito è stato di circa 45 miliardi l'anno, ed è attualmente in diminuzione. Questo smacco dimostra in maniera clamorosa che il nuovo finanziamento in nessun modo si può chiamare "Autofinanziamento".L'entità dell'otto per mille dell'IRPEF è attualmente di circa mille miliardi ma, per effetto dell'inflazione, è ovvio che il suo aumento farà sempre lievitare la percentuale da attribuire alla Chiesa Cattolica. Questo versamento effettuato da TUTTI i cittadini può essere suddiviso mediante una scelta espressa fra lo Stato, la Chiesa Cattolica e le altre piccole confessioni religiose che hanno accettato di partecipare alla spartizione (i Testimoni di Geova, i più pericolosi concorrenti del Vaticano, sono da dieci anni in attesa di essere inseriti, ma inutilmente).Ma il meccanismo perverso che favorisce la Chiesa Cattolica è la quota dell'otto per mille di quei cittadini che, intendendo sottrarsi a tale invito, non firmano nessuna preferenza e di quei cittadini che, riconoscendosi in un'etica laica, scelgono lo Stato Italiano e loro malgrado sono quasi totalmente aggiunti alla quota riservata alla Chiesa Cattolica, in virtù di uno stratagemma ideato per aggirare l'ostacolo dei non credenti e mantenere il più alto possibile l'introito per la Chiesa Cattolica.Lo stesso comma 3 si conclude così: ...in caso di scelta non espressa da parte dei contribuenti la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse. Quale che sia, cioè, la percentuale delle scelte espresse, anche la quota su cui non è stata effettuata nessuna scelta viene distribuita alla Chiesa Cattolica o allo Stato, in percentuale alle scelte a loro favore. Solo fra loro, perché le altre confessioni dignitosamente non hanno accettato di partecipare a questa ulteriore spartizione.Un esempio concreto: se su 100 cittadini 90 non si esprimono (per disinteresse o per tacita delega allo Stato), e solo 8 firmano per la Chiesa Cattolica, l'80 per cento della quota IRPEF stabilita andrà alla Chiesa Cattolica. Ecco come in Italia una evidente minoranza può diventare la quasi totalità degli italiani che finanzieranno, loro malgrado, un'associazione religiosa. Anche le somme accumulate per la scelta a favore dello Stato sono convogliate ad opere assistenziali, in Italia quasi interamente in mano alla Chiesa Cattolica. In tal modo non viene assolutamente rispettata la volontà di chi, non scegliendo o scegliendo lo Stato, ha inteso sottrarsi all'obbligo di partecipare a questa specie di referendum che, fra l'altro, viola il diritto di riservatezza. Non solo viene limitata la libertà di scegliere o non scegliere, ma è evidente l'intrusione nel segreto delle coscienze.Questa situazione si aggrava ulteriormente da quando la legge consente ai lavoratori dipendenti di affidare al datore di lavoro la redazione della proprio denuncia dei redditi, per possibili rischi di rappresaglie sul posto di lavoro.Un'altra cosa non corretta è il sistema di conteggio delle scelte effettive dei contribuenti la cui percentuale non viene attribuita contando la reale destinazione della scelta espressa, ma con un sorteggio a campione che molti ritengono addirittura illegale.Quanto all'entità delle somme erogate alla CEI sulla base di tale forma di finanziamento, è previsto un complesso sistema di transizione che stabilisce anticipi e conguagli annuali e di triennio in triennio. Gli acconti versati dallo Stato alla CEI con il nuovo sistema dell'otto per mille sono di circa 700 miliardi l'anno, salvo poi conguagli e ulteriori anticipi che nel 1996 hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 1500 miliardi più 800 miliardi, sempre a conguaglio, che la magnanimità dei vescovi ha accettato fossero rateizzati. Dopo l'erogazione di quest'enorme cifra, che dalle disastrate casse della Repubblica Italiana è passata a rimpinzare quelle del Vaticano, il Card.Ruini ha avuto modo di dichiararsi soddisfatto e durante una recente assemblea della CEI ha indicato anche come saranno ripartiti i 1500 miliardi appena ricevuti:
565 miliardi per mantenere e assicurare gli stipendi ai 40.000 preti italiani; 10 miliardi per un fondo domestiche, vista la quasi scomparsa delle perpetue; 390 miliardi alle diocesi per l'edilizia, per i monasteri di clausura, per le facoltà di teologia e altri enti del genere; 190 miliardi al restauro dei beni culturali ecclesiastici e a iniziative nel campo delle catechesi; 10 miliardi a un fondo per la cultura; 30 miliardi per case canoniche delle parrocchie del sud; 280 miliardi alle spese di carità, ma di questi 140 saranno dirottati per opere (?) nel terzo mondo.Un esempio di opere nel terzo mondo sono anche i 40.000 dollari donati dal Vaticano alla Croazia durante laguerra con la Bosnia.Come è a tutti evidente solo una minima parte dell'otto per mille va in opere di carità, che oltretutto non sono verificabili da nessuno, come conferma l'art.44 del titolo 2 sempre del Protocollo Addizionale: si stabilisce che la CEI trasmetta annualmente all'Autorità Statale un rendiconto relativo all'effettiva utilizzazione delle somme ricevute a vario titolo direttamente dai cittadini o dallo Stato". Su tali rendiconti, però, non sono previsti né controlli né verifiche.Prima lo Stato stipendiava direttamente i preti, ora, con la nuova intesa, il finanziamento va direttamente ai vescovi, aumentando notevolmente l'autorità nei loro confronti. Di diversa natura sono i contributi che vanno a sostenere opere e associazioni cattoliche nel contesto del finanziamento di attività sociali, assistenziali, scolastiche, editoriali di vario genere: sono finanziamenti in granparte assicurati dalle Regioni, dai Comuni e ancora dallo Stato.La verità è che tra una cosa e l'altra lo Stato Italiano sta concentrando un'enorme quantità di denaro nelle casse di uno stato straniero non democratico e non controllabile. C'è da osservare infine che nella pubblicità svolta attraverso radio, televisioni pubbliche e private, giornali, opuscoli e perfino le comunicazioni bancarie ai clienti e con l'aiuto massiccio delle aziende a partecipazione statale come la SIP prima, la Telecom adesso, la CEI afferma di non ricevere più contributi diretti dallo Stato, in seguito ad una scelta di libertà e di povertà evangelica. Niente di più falso.La legge parla esplicitamente di somme ricevute "direttamente" dallo Stato, come del resto i fatti confermano. Il regime di privilegio si evidenzia anche perché a fare propaganda è sostanzialmente solo la gerarchia cattolica, lo Stato non entra praticamente in competizione e le altre confessioni non hanno la forza per garantirsi una vera campagna di spot.La Chiesa con i suoi enormi patrimoni ha da tempo capito che la forza del cristianesimo sta nel potere che si mantiene con il possesso e il continuo accumulo di ricchezze, catturando e azzannando i beni della terra. Attilio Nicora detto "Monsignor otto per mille" e ora vescovo di Verona è un esempio attuale della febbrile penetrazione della Chiesa nel mondo della finanza.A lui, per aver ideato la truffa dell'otto per mille, il Vaticano sta riservando una luminosa carriera (prossimo arcivescovo di Milano?); intanto a Verona, attraverso l'opera sua, è sorto un grosso Pool di Banche cattoliche, una sorta di IOR, che per importanza è il terzo polo in Italia. Il Pool unisce infatti la Cariverona, l'Unicredito a cui fanno capo la Cassamarca di Treviso, la Cassa di Risparmio di Trieste, la Cassa di Risparmio di Gorizia, quella di Udine e Pordenone, la Banca di Trento e Bolzano (già dellaCuria Trentina). E' in patto con l'Ambro-Veneto e con la Cassa di Risparmio di Torino e Genova, ed ha comprato quote della Popolare di Verona (la Popolare con quei soldi ha pagato il Banco dei Santi che ora fa parte della Popolare, il cui presidente Zanotto, come i suoi dirigenti, è sempre dell'Opus Dei). Alla Chiesa adesso non interessano più i partiti di riferimento: il gregge è ormai politicamente disperso. Alla Santa Chiesa interessano ora più che altro le BANCHE. Il grande polo bancario padano dovrebbe essere di 43 mila miliardi di raccolta, 26 mila miliardi di impieghi, 7 mila miliardi di patrimonio con 800 sportelli. Tutto sotto l'egida della Chiesa Cattolica e la protezione dello Spirito Santo. E' sotto gli occhi di tutti l'immagine di un cristianesimo aziendale, di possesso e di rapina, visto che i loro immensi patrimoni immobiliari e le loro ricchezze in genere non pagano una lira di tasse. La degenerazione capitalista tanto denunciata da Wojtyla è solo ipocrisia.
Mario Patuzzo http://www.disinformazione.it/8permille.htm